Logo Blogo

Segnali positivi dalla borsa giapponese, attesi nuovi rialzi per il Nikkei, yen permettendo

Pubblicato: 15 nov 2010 da AleOne

Commenti dei lettori

L’indice più conosciuto della borsa giapponese, il Nikkei 225, ha inviato recentemente segnali grafici molto positivi. Le quotazioni hanno infatti completato, salendo al di sopra dei 9680 punti, area di transito della linea di tendenza tracciata dai massimi di metà luglio e passante per quelli del 7 ottobre, il testa spalle rialzista disegnato dai prezzi a partire dai minimi del 6 luglio. Il testa spalle è una delle figure grafiche più conosciute tra quelle codificate dall’analisi tecnica e sicuramente una delle più affidabili in termini di capacità previsionale.

Quando dopo una decisa fase ribassista, come quella subita dall’indice della borsa giapponese dai massimi dell’aprile 2010 (-23% circa in quattro mesi e mezzo circa), il grafico dimostra di aver trovato una base sulla quale si realizzano tre rimbalzi, quello centrale a partire da livelli leggermente più bassi dei due laterali, si vengono a creare i presupposti per una inversione. La figura viene così denominata perchè nella sua versione ribassista, ovvero al culmine di un rialzo, ricorda il busto di un uomo visto di fronte, con la testa che spicca rispetto alla linea delle spalle.

Più propriamente quindi, in un caso come quello che riguarda la borsa giapponese dove la figura si disegna a completamento di una fase negativa, è corretto parlare di testa spalle rovesciato. Il superamento del lato alto della fase sostanzialmente laterale che delimita la figura ne attiva il potenziale rialzista, che normalmente viene giudicato proporzionale alla ampiezza della configurazione stessa. La distanza tra la testa e la linea di conferma proiettata verso l’alto fornisce un obiettivo minimo per il rialzo, nel caso specifico in area 10700, soglia che può anche essere superata nel caso il trend che si sviluppa non sia solo una correzione della precedente discesa.

Nel caso dell’indice Nikkei sono due gli elementi che permettono di pensare che una eventuale evoluzione rialzista sia destinata a durare nel tempo. Il primo è legato all’osservazione del fatto che i minimi di agosto, vertice del testa spalle, siano praticamente coincidenti con il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009. In analisi grafica questa percentuale di ritracciamento, derivata dalla successione di Fibonacci, riveste un particolare significato, dal momento che viene considerata lo spartiacque tra una fase solamente correttiva del precedente movimento (nel caso del Nikkei il rialzo da marzo 2009 ad aprile 2010) ed una sua vera e propria inversione.

Se i prezzi fossero scesi con forza ad agosto al di sotto di area 8800 vi sarebbe stato un elevato rischio di dover considerare il ribasso visto dal top di aprile non come una fase correttiva ma come la ripresa del trend ribassista in atto dal top del 2007, con primo target sui minimi del 2009 in area 7000. Il secondo indizio positivo per lo sviluppo a medio termine di un rialzo è legato invece al superamento ad inizio ottobre della media mobile a 100 sedute, passante in area 9400, lasciata alla spalle dai prezzi con un vistoso gap rialzista, sintomo di forza del trend, dopo due tentativi falliti registrati nelle settimane precedenti.

Anche il più ampio Topix, pur se arretrato in termini di performance rispetto al Nikkei è graficamente impostato al rialzo: i prezzi hanno disegnato un potenziale doppio minimo in area 800 punti tra settembre e novembre, figura che troverebbe conferma oltre quota 858 (top del 21 settembre) dando in quel caso spazio ad una correzione ampia del ribasso in atto dal massimo di aprile con obiettivi fino a quota 935 almeno (resistenza intermedia a 880, dove transita la media mobile a 200 sedute).

L’andamento degli indici di borsa sembra recepire il miglioramento del quadro congiunturale: il superindice Ocse, quello che sintetizza le variabili mensili relative alle aspettative sulla fiducia sia delle famiglie sia delle imprese, ha evidenziato a settembre che l’espansione prosegue in Giappone (ma anche in Germania, Russia ed Usa), il cui sotto indice ha fatto registrare la seconda migliore performance dell’area.

Molto positivo anche il dato relativo alle partite correnti di settembre, che hanno fatto registrare un surplus di quasi il 25% a 1960 miliardi di yen. I dati (preliminari) diffusi dal ministero delle Finanze mostrano un vero e proprio boom per le esportazioni, balzate al rialzo del 49,9% a 858,1 miliardi di yen.
Indicazioni in favore di un risveglio del gigante giapponese (per il Fondo monetario internazionale ancora la seconda economia del pianeta, dopo gli Usa e prima di Cina e Germania) iniziano quindi ad essercene, anche se a livello ufficiale si adotta ancora una notevole cautela.

La Banca del Giappone, nel suo rapporto semestrale sull’economia, ha infatti previsto una uscita lenta dalla deflazione, confermando comunque una graduale ripresa per l’economia dopo un periodo di bassa crescita. Le attese di crescita del Pil nell’anno fiscale in corso rese note dalla banca centrale sono del 2,1%, dell’1,8% nel prossimo, valori inferiori rispetto a quelli attesi dal Fmi per gli Usa, del 3,3% per il 2010, ma superiori ad esempio rispetto a quelli dell’area dell’euro che dovrebbe espandersi dell’1% circa.

Ed i dati reali sembra essere anche migliori delle attese: l’Ufficio di Gabinetto Giapponese ha comunicato recentemente quello relativo al Pil del terzo trimestre 2010, risultato in crescita dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Il dato e’ migliore delle stime degli analisti che avevano previsto un incremento dello 0,6% ed è stato ottenuto grazie alla crescita della domanda interna risultata pari a +1% rispetto al precedente +0,1%. Su base annuale il Pil ha fatto segnare un incremento del 3,9% rispetto ad un valore atteso pari a +2,5%.

L’esistenza di un ambiente potenzialmente favorevole all’investimento in titoli della borsa di Tokyo non è tuttavia sufficiente al risparmiatore nostrano per decidere di esporsi in quella direzione.
Nel valutare la convenienza di un eventuale investimento da parte di un soggetto che abbia l’euro come valuta di riferimento in strumenti correlati all’indice di borsa giapponese o direttamente in titoli azionari sarà infatti necessario tenere sotto controllo anche l’andamento del cambio.

E purtroppo chi investe nella borsa giapponese sa che difficilmente sarà possibile avere soddisfazione su entrambi i fronti: lo yen tende infatti a perdere di valore nei confronti dell’euro in corrispondenza delle fasi di borsa al rialzo, mentre mediamente si apprezza quando l’indice Nikkei scende. Questo comportamento caratteristico può tuttavia tornare a vantaggio di chi ha in portafoglio titoli scambiati sulla borsa di Tokyo, in quanto un eventuale ribasso dei prezzi viene in parte compensato dal guadagno sul cambio, che esercita quindi una sorta di funzione di protezione, almeno parziale, del valore dell’investimento. Il fatto che sul grafico dell’euro yen sia possibile leggere lo svilupparsi di tensioni al rialzo, con una prospettiva quindi di indebolimento della valuta nipponica, sembra pertanto confermare indirettamente un quadro rialzista per l’indice Nikkei.

Recentemente le quotazioni hanno messo sotto pressione la resistenza offerta in area 115 dalla media mobile a 200 sedute e dalla linea tracciata dai massimi di agosto 2008. La rottura di questi livelli confermerebbe il trend rialzista in atto dai minimi di agosto a 105,45 circa ed aprirebbe la strada ad una correzione ampia del ribasso dal top di giugno 2009, con obiettivi a 118,50 e 122,50.

Solo sotto area 109 vi sarebbero indicazioni contrarie al proseguimento dell’ascesa e favorevoli invece ad un nuovo test di area 105,50 yen per euro, un evento che se si verificasse potrebbe mettere in discussione anche i recenti segnali positivi comparsi sul grafico dell’indice Nikkei.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
0 commenti

Commenti dei lettori

Inserisci per primo un commento a questo articolo.