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Banco Popolare: l'aumento di capitale consente un cambio di strategia

Pubblicato: 19 nov 2010 da Ferry Boat

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Pierfrancesco Saviotti ha dovuto cambiare le strategie in corso d’opera. Basilea III e le pressioni sui mercati dei capitali con la crisi greca prima e irlandese dopo hanno infatti complicato tutto per il Banco Popolare. La via delle cessioni con cui il gruppo doveva fare cassa per ripagare in fretta i Tremonti bond da 1,45 miliardi di euro è diventata più tortuosa.

Così Saviotti ha deciso di chiedere l’aiuto dei soci e promosso un aumento di capitale da 2 miliardi di euro (a fronte di una capitalizzazione della banca pari ieri a circa 2,2 miliardi) che taglierebbe la testa al toro: il prossimo 11 dicembre l’assemblea dovrebbe dire il suo sì.

Il messaggio inviato al mercato con una dettagliata intervista a Il Sole 24 Ore “Dal 2011 il Banco Popolare non avrà più bisogno di capitali” ne risulta inevitabilmente indebolito. Nel frattempo le manovre non si arrestano, anche se il dossier Banca Italease - probabilmente il più spinoso degli ultimi anni - sembra sistemato a grandi linee, nonostante diversi strascichi giudiziari. Oltretutto proprio da Italease nei primi nove mesi di quest’anno sono giunti crediti per imposte anticipate da 285,8 milioni di euro.

Alla fine dei nove mesi il gruppo Banco Popolare tocca così un utile da 467 milioni di euro contro i 316 dello stesso periodo del 2009 (senza Italease la crescita dell’utile è del 42,9% a 274,7 milioni di euro). Per dimostrare che siamo in una fase due del rilancio della banca, il management ha sottolineato la crescita in tutti i segmenti del business con prestiti personali e prodotti di investimento in aumento del 13% nei nove mesi e mutui garantiti e prestiti alle piccole imprese in aumento del 15 per cento. Gli impieghi lordi del gruppo segnano un incremento del 2% a 100,2 miliardi di euro, anche se pesa una notevole flessione degli impieghi di Banca Italease per 2 miliardi di euro (-18,5% da inizio anno).

Sempre su Italease pesano anche 4 miliardi di euro di crediti collegati ai contratti di leasing garantiti da immobili: si tratta di una cifra che è inclusa nell’aggregato da 13 miliardi di euro di esposizioni lorde deteriorate che però sono in calo dell’1,7 per cento. Appare importante sottolineare che mentre nella somma di sofferenze, esposizioni scadute, crediti ristrutturati e incagli complessivi diminuiscono del 18,5% le voci riferibili a Italease, aumentano del 7,7% quelle riferibili al Banco Popolare che toccano quota 9 miliardi di euro. Le sofferenze sono comunque già coperte, svalutate, garantite o passate in perdita per il 92,7% e dunque il peggio sembra davvero passato.

L’attenzione del mercato, piuttosto, sembra essersi concentrata negli ultimi giorni nelle manovre di riassetto. L’impegno dei soci nell’aumento di capitale sembra dato per scontato da Saviotti che così ha deciso di non vendere più una delle banche fondatrici, ossia la Popolare di Lodi, e anzi di rafforzarla con l’integrazione della Banca di Crema, di quella di Cremona e forse di Efibanca.

I dettagli sono tutti rinviati al piano industriale che non sarà svelato al mercato prima del prossimo giugno, ma i contorni generali del nuovo Banco Popolare stanno prendendo forma.

La cessione della banca depositaria (secondo un trend ormai molto diffuso nel settore) sembra ormai certa e dovrebbe essere messa in vendita anche parte della quota nell’Istituto centrale delle banche popolare (Icbp). L’imponente aumento di capitale previsto, d’altra parte, consentirebbe di guardare alla cessione degli asset da una prospettiva affatto diversa da quella adottata in passato.

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