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Fondiaria Sai-Premafin: aumento garantito e prezzo in calo, i Ligresti non si diluiscono

Pubblicato: 23 nov 2010 da Ferry Boat

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Il ruolo dei pattisti di casa Ligresti che posseggono il 34,18% del capitale di Premafin e quindi guidano la sua controllata Fondiaria Sai e le altre varie attività del gruppo assomiglia al ruolo di un perno. Intorno a loro capitali enormi in queste settimane si muovono e complesse manovre del mondo bancario si articolano al fine di salvaguardare non solo la tenuta economica di un impero che dopo la ristrutturazione del debito delle holding ora passa alla ristrutturazione delle controllate quotate, quanto la loro posizione strategica nel complesso puzzle degli equilibri finanziari italiani. Comunque la manovra sembra funzionare, anzi diventa più convincente ogni giorno.

Con gli ultimi comunicati del gruppo viene de facto data delega al management per un aumento di capitale da 460 milioni di euro di Fondiaria Sai: di questi almeno 100 milioni di euro sono garantiti da Premafin. Le prossime assemblee previste entro la fine il febbraio del 2011 (probabilmente già a gennaio) dovrebbero dare il via libera a tutte le manovre sul capitale del gruppo.

Premafin alla fine emetterà delle azioni a un prezzo più basso e concorrenziale rispetto agli 1,1 euro che non sembravano convincere il ceto bancario e il mercato, visto che il titolo Premafin valeva in Borsa circa 90 centesimi. I Ligresti però non si diluiranno. L’investimento di Groupama rimarrà, infatti, immutato a 145 milioni di euro come l’aumento di capitale complessivo di Premafin da 225,7 milioni di euro.

Credit Suisse garantisce da subito la sottoscrizione del prossimo aumento, mentre Mediobanca si defila da un ruolo diretto nel deal che alcuni osservatori criticavano come potenzialmente in conflitto di interesse. Rimane sospeso anche il ruolo di Unicredit che non ha sciolto gli indugi, garantita comunque la sottoscrizione dell’inoptato da parte di Credit Suisse in pratica serve solo l’ok della Consob all’esenzione di Groupama e dei Ligresti dall’opa e il via libera dell’assemblea.

L’investimento dei francesi consentirà comunque a Groupama di raggiungere una quota del 17,9%, lo sconto sull’offerta dei titoli connessa all’aumento di capitale non ridurrà però il loro investimento in Premafin che sarà comunque di 145 milioni di euro: la differenza fra i 30 milioni previsti per le opzioni pagate ai Ligresti e quel quid in meno di 110 milioni derivante dallo sconto dei titoli andrà comunque ai pattisti che lo reinvestiranno in azioni Premafin in modo da mantenere una quota del 34,2% del capitale della controllante di Fondiaria Sai.

Premafin d’altronde ha annunciato la copertura di almeno 100 milioni di euro nel prossimo aumento di capitale di Fondiaria Sai da massimi 460 milioni di euro: il pro-quota a spanne sarebbe di circa 190 milioni di euro e dunque Premafin probabilmente si diluirà nella Fonsai ricapitalizzata di domani. Anche in questo caso, comunque, il prezzo dei titoli è correlato agli step di cui sopra (via libera della Consob e delle assemblee). Il gruppo Fondiaria Sai procederà in ogni caso nella campagna di vendite prevista per portare un po’ di risorse in bilancio dopo il difficile anno ormai prossimo alla chiusura.

Va ricordato al riguardo che entro la fine dell’anno dovrebbero essere concluse le cessione di Cascina Venarìa (45 milioni di euro), dell’immobile di Piazza Cordusio (100 milioni di euro), del Porto di Loano (un centinaio al netto del debito) ed è previsto anche l’incasso di 50-60 milioni dai lavori su una sede di Unicredit. Fra le partecipazioni che il gruppo controlla ci sono poi da considerare anche le quote di Gemina (circa il 3% di partecipazione diretta) e di Impregilo (un terzo della controllante al 29,9% Igli) che però non sono necessariamente in vendita, anche se sembrano far gola a diversi investitori italiani ed esteri.

Di certo comunque le risorse serviranno a ribilanciare i conti di una compagnia che ha perduto 431,4 milioni di euro nei primi nove mesi del 2010 anche a causa di impairment su strumenti finanziari per 350,5 milioni di euro in particolare sui titoli di Generali (svalutazione di 159,6 milioni di euro), di Unicredit (98,5 milioni di euro di svalutazione), Mps (45,5 milioni). Se questi titoli dovessero rivalutarsi insomma il gruppo ne trarrebbe direttamente vantaggio.

Al momento non sembrano esserci significative novità sulla cessione di asset come Liguria Sasa e DDOR che Fonsai sembra comunque intenzionata a valorizzare correttamente. Sicuramente un aumento di capitale fino a 460 milioni di euro permetterà di vagliare bene le offerte.

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