
I mercati riprendono fiato stamane dopo le perdite di ieri, tuttavia le tensioni su listini azionari, sul debito sovrano nell’Eurozona e sulle valute sembrano essere giunte soltanto a una tregua. La via crucis verso il 2011 è punteggiata di scadenze spesso coincidenti con le aste di rifinanziamento dei paesi dell’Eurozona, a partire dal Portogallo e dalla Spagna, sorvegliati speciali di questa fase di recrudescenza della crisi europea.
Stamane in attesa dell’asta di titoli del governo del Portogallo, il collocamento di 4,13 miliardi di euro di titoli del debito tedesco a 5 anni (Bobl) era stato anticipato da vendite sul Bund che avevano favorito un restringimento degli spread tra il benchmark tedesco e quelli spagnoli e italiani. Alla fine il Bobl ha registrato una domanda pari a 1,6 volte l’offerta, un rendimento medio di 1,65 punti percentuali e un prezzo medio salito a 100,46: secondo alcuni osservatori la domanda dei titoli tedeschi si sarebbe dimostrata più fiacca del previsto.
Già ieri la tensione sui mercati era salita fino al punto di chiamare in causa lo stesso Jean-Claude Trichet che ha cercato di tranquillizzare i mercati e chiesto anche una maggiore “disciplina verbale” con un chiaro riferimento alle bordate di matrice tedesca che hanno accresciuto notevolmente negli ultimi mesi l’instabilità dell’Eurozona. Alcuni analisti hanno letto dietro queste dichiarazioni del numero uno della Bce la possibilità che la Banca centrale europea intervenga anche nel mercato dei credit default swap.
Il collocamento di 500 milioni di titoli del tesoro portoghese con una forte domanda ha infine temporaneamente allontanato le nuvole scure che si addensavano sui mercati del debito sovrano, anche se la speculazione sembra essersi presa appena una pausa. Lisbona ha pagato una crescita dei rendimenti sui titoli a 12 mesi dal 4,813 al 5,281% ma ha incassato una domanda pari a 2,5 volte l’offerta contro un rapporto di appena 1,8 registrato in novembre.
Dopo il collocamento José Luis Rodriguez Zapatero, presidente del governo spagnolo, ha annunciato nuove riforme per il rilancio dell’economia iberica e per il riequilibrio dei conti pubblici. Prevista l’approvazione a breve di un pacchetto di misure che punta a rilanciare le piccole e medie imprese con un taglio delle imposte e con altre facilitazioni. Programmati anche dei nuovi interventi nel mercato del lavoro con un rafforzamento delle agenzie private e pubbliche di collocamento. Previste nuove e importanti privatizzazioni con la cessione del 30% della Sociedad Estatal de Loterias y Apuestas del Estado e l’ingresso con una quota massima del 49% di investitori privati nel settore della gestione aeroportuale. Gli scali di Madrid e Barcellona saranno assegnati a dei privati in concessione.
L’effetto sul mercato dei credit default swap sul debito sovrano di queste novità sembra consistente con i cds del Portogallo che cedono ben 70 punti base tornando a quota 486, quelli sulla Spagna che si riportano a 330 punti base (-35 bps). L’Italia torna a 236 bps con una flessione di 33 punti e l’Irlanda si riattesta a 567 bps (-51 bps). Positivo anche l’effetto sulla Grecia che cede 48 punti base e torna a quota 938 bps. Positivi anche gli effetti sull’euro/dollaro che torna a 1,314. La buona domanda di titoli del debito di Lisbona insomma sembra avere allontanato il timore di un’emergenza, i pesanti rilievi fatti ancora ieri dalla Banca centrale del Portogallo aleggiano però come fantasmi nelle sale operative.
Una credibile e solida riforma fiscale con interventi anche nel mercato del lavoro è stata invocata dalla Banca centrale del Portogallo che paventa un intollerabile rischio per la tenuta delle banche locali alle prese con una forte crisi di liquidità e avverte che gli interventi di sostegno della Bce non possono che essere temporanei.
Nel frattempo anche la Spagna trema e rischia di coinvolgere l’Italia: in entrambi i casi il salto dimensionale che la crisi registrerebbe cambierebbe tutto lo scenario. Probabilmente un intervento forzoso su Madrid rischierebbe persino di mettere a repentaglio l’Unione monetaria dando fondo al salvagente da 750 miliardi di euro approntato qualche mese fa dai grandi dell’Ue.
Per il momento l’Italia, come giustamente sottolineato dal nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti, fa parte della soluzione e non del problema in quanto finanzia il salvataggio degli altri paesi. Dopo un’eventuale capitolazione della Spagna, però, il panorama potrebbe cambiare e i mali del Bel Paese (elevato debito pubblico, crescita stagnante legata anche a una bassa produttività strutturale) potrebbero acquistare un peso specifico diverso da quello di oggi. Fondamentali relativamente solidi (adeguati livelli del debito aggregato e conti pubblici ancora sotto controllo) e un sistema bancario resistente potrebbero a quel punto non bastare più: l’emotività dei mercati di queste ultime sedute si è dimostrata assai pericolosa e potrebbe diventare tempesta anche per Roma.
Nuovi segnali distensivi e unitari dall’Europa tutta sembrano sempre più urgenti, un raccordo tra le varie politiche di bilancio appare fondamentale, altrimenti l’unione monetaria rischia di diventare davvero per molti paesi la trappola che molti paventano. Il ruolo da attribuire alla Bce in un eventuale intervento a favore dei paesi più fragili sembra imprescindibile, ma il via libera della Germania a un intervento fortemente osteggiato dai contribuenti (ed elettori) tedeschi sembra ancora troppo lontano.