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Nuovi massimi annuali ieri per S&P500 e Nasdaq, ma l'uptrend potra' continuare?

Pubblicato: 21 dic 2010 da AleOne

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Nuovi massimi annuali ieri per S&P500 e Nasdaq, saliti rispettivamente a 1250 e 2658 punti. Il trend al rialzo visto dai minimi estivi sembra quindi intenzionato a proseguire. Ma è proprio così? Cosa dicono i grafici?

Lo S&P500 è riuscito ad inizio dicembre nell’impresa, già tentata senza successo ad aprile e novembre, di lasciarsi alle spalle la resistenza chiave dei 1230 punti, quota coincidente con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007.

In analisi tecnica viene affidata grande importanza a questa percentuale di ritracciamento derivata dalla serie di Fibonacci in quanto si ritiene che il suo superamento sia un forte segnale in favore del proseguimento del trend in atto almeno fino al punto di origine del movimento che viene corretto, in questo caso quindi il massimo storico del 2007 a 1576 punti.

La mancata rottura del 61,8% di ritracciamento avrebbe rischiato invece di essere un forte indizio della natura correttiva del movimento costruito dai minimi di marzo 2009, che avrebbe potuto quindi dimostrarsi solo una pausa nell’ambito di una fase di tendenza ribassista più complessa. Il fatto che sia plausibile ipotizzare ora il raggiungimento dei 1570/80 punti non significa ovviamente che tale movimento (+25% circa dai livelli attuali) si realizzerà facilmente: già in area 1400 ad esempio l’indice incontrerà il lato superiore del canale rialzista tracciato dai minimi del 2009, un ostacolo che potrebbe rappresentare per un periodo significativo un’area di massimi.


In ogni caso la rottura dei 1230 punti ha un significato che potrebbe andare ben oltre i target dei 1400 o dei 1576 punti in quanto sembra indicare l’avvio di una fase rialzista capace di estendere anche nel lungo termine, quindi oltre i massimi storici del 2007. Le oscillazioni viste tra il massimo del 2000 ed il minimo del 2009 sono compatibili infatti come struttura con una fase correttiva conclusa (una fase sostanzialmente laterale terminata con il fallimento della violazione dei minimi del 2003) mentre il rialzo dai minimi del 2009 potrebbe rappresentare la ripresa del trend crescente avviatosi con i minimi del 1974.

Considerazioni del tutto analoghe possono essere fatte per il Dow Jones Industrial. Anche l’indice dei 30 maggiori titoli della borsa Usa ha superato, prima ad inizio novembre poi nuovamente, dopo una flessione, ad inizio dicembre, il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal picco dell’ottobre 2007. La resistenza, posta a 11250 punti circa, aveva confermato la sua validità quando, testata una prima volta ad aprile 2010, aveva causato il ribasso fino ai 9600 punti di luglio.

Il canale rialzista che contiene le oscillazioni del Dow dai minimi del 2009 fornisce un primo target per l’ascesa in area 13000, è quindi poco probabile che il rialzo si estenda fin da subito sui massimi storici di ottobre 2007 a 14200 circa, tuttavia questa quota non solo rimane nel mirino come obiettivo di medio termine, ma potrebbe venire superata se, come possibile, il rialzo intrapreso nel 2009 si dimostrerà la ripresa della fase crescente avviatasi nel 1987 (i minimi del 2009 si collocano sulla linea tracciata tra i minimi dell’ottobre 1987 e quelli dell’ottobre 1990).

S&P500 e Dow sono ancora relativamente freschi di segnale, la rottura delle resistenze chiave non è ancora stata messo alla prova del tempo, quindi sbilanciarsi pesantemente su scenari di rialzo validi anche sul medio lungo periodo è forse prematuro, o in ogni caso è meglio, se si vogliono tradurre queste indicazioni in strategie operative, farlo gradatamente, ricercando ulteriori future conferme della forza dell’uptrend.

Chi invece non sembra più avere bisogno di certificare la solidità della propria tendenza è l’indice Nasdaq. Il tecnologico Usa è infatti salito oltre la quota del 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2007 (che tuttavia in questo caso non è coincidente con il massimo storico come invece per gli altri due indici principali) già a dicembre 2009, utilizzando poi questo livello, i 2250 punti, come baricentro per l’azione dei prezzi fino a settembre 2010 quando, con una ulteriore forte accelerazione, i prezzi si sono diretti al rialzo fino a superare i 2600 punti.

Il Nasdaq, è noto, proprio per la natura dei titoli che lo compongono, spesso ad alto beta, si dimostra più reattivo (nel bene e nel male) rispetto agli altri indici più tradizionali di Wall Street, risponde in modo amplificato agli stimoli che provengono dall’economia ed ai mutamenti delle aspettative. La sua fuga al rialzo sembra quindi confermare quanto ipotizzato per la borsa nel suo complesso, ovvero che potrebbe essere iniziata nel 2009 una fase positiva destinata a durare nel tempo e non solo a correggere il ribasso subito nei due anni precedenti.

Il canale rialzista che contiene l’andamento dei prezzi per l’indice high tech dai minimi di area 1265 fornisce un target per l’ascesa in area 2950, al di sopra quindi dei massimi del 2007 a 2861. Oltre quella soglia poi i prezzi potrebbero puntare al test dei 3100 punti, 50% di ritracciamento del ribasso dai record storici del 2000.

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