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Segnali di risveglio per le banche Usa: quali le prospettive per il futuro della borsa?

Pubblicato: 22 dic 2010 da AleOne

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Gli indici Usa continuano a macinare nuovi record, ieri la borsa americana è ritornata sui livelli antecedenti il crac di Lehman Brothers con il Dow Jones e lo S&P500 che hanno toccato i massimi dal settembre 2008 ed il Nasdaq che e salito a testare i massimi dal gennaio 2008.

Gli investitori che, nonostante questo rally di fine anno, è ancora diffidente nei confronti della possibilità che l’attuale fase rialzista della borsa Usa possa durare ancora a lungo, potrebbero decidere di concentrare la propria attenzione sul comparto delle banche, uno di quelli a maggior peso specifico all’interno degli indici ed anche uno di quelli che di più ha sofferto durante la crisi (la variazione ad un anno è arrivata a toccare a marzo 2009 il record negativo del -78% contro ad esempio il -48% dello S&P500 e del Dow).

Per il momento il quadro grafico del settoriale relativo all’indice S&P500 è ancora decisamente più incerto rispetto a quello dell’indice generale, con i prezzi che sono arrivati a ritracciare solo 1/3 circa delle perdite subite dai massimi del 2007. Nonostante ciò i segnali di risveglio del settore ci sono. Ieri ad esempio Bank of America e JP Morgan sono state le due migliori azioni del Dow Jones contribuendo non poco al raggiungimento dei livelli precrisi da parte dell’indice.

E secondo Goldman Sachs il settore bancario americano riuscirà nel 2011 a performare meglio della borsa nel suo insieme. Era dal 2008 che la banca d’affari americana non giudicava positivamente i finanziari, per i quali ha espresso invece ora il giudizio “overweight”, ovvero sovrapesare rispetto al mercato.

Alla base di questa valutazione anche la decisione di alzare le stime della banca sulla crescita del Pil degli USA nel 2011 da +2,0% a +2,7% e la previsione per il 2012 di una crescita dell’economia del 3,6%. A seguito del miglioramento delle condizioni macroeconomiche Goldman si attende un aumento della domanda di prestiti, inoltre i più elevati prezzi dei titoli azionari dovrebbero permettere un aumento dell’attività sui mercati dei capitali.

Segnali di forza da parte dell’S&P Banking Index sarebbero da leggere come la conferma che gli sforzi congiunti di Federal Reserve e Governo hanno effettivamente avviato un ciclo virtuoso destinato a sostenere la crescita dell’economia, e quindi anche della borsa, nel medio lungo periodo. Indicazioni in questo senso sono in parte già arrivate, l’indice settoriale ha infatti disegnato tra luglio e inizio dicembre un testa spalle rialzista completato con la rottura dei 141 punti, tuttavia fino a che i massimi di aprile a 165 punti circa non saranno alle spalle il rischio di un ritorno della debolezza rimarrà sempre presente.

Oltre area 165 il target del settoriale si sposterebbe invece in area 200 punti, ancora troppo poco forse per parlare di inversione rialzista di lungo termine ma in ogni caso un segnale significativo. Il vero punto di non ritorno si colloca comunque in area 230, soglia oltre la quale difficilmente lo scettro del comando potrebbe passare nuovamente in mano al trend ribassista. Se invece i prezzi dell’indice delle banche dovessero scendere al di sotto dei 130 punti non solo i più prudenti avrebbero motivo per preoccuparsi: la violazione di area 130 farebbe temere una fase ribassista anche estesa, e difficilmente la borsa nel suo complesso potrebbe salire senza il contributo di questo comparto.

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