Sono rimasti ormai in pochi tra gli osservatori dei mercati finanziari ad evocare il rischio di un “double dip”, di un ritorno della recessione dopo la ripresa degli ultimi mesi. Le attese per il 2011 sono infatti per una crescita del Pil globale nell’ordine del 4%, un risultato al quale si dovrebbe arrivare sommando la crescita del 3% che potrebbero raggiungere nella migliore delle ipotesi i paesi del G7 a quella di India e Cina, ipotizzata vicina al 9%.
Anche se le probabilità di una decisa frenata dell’economia globale appaiono ridotte, nonostante le difficoltà di bilancio di alcuni Stati periferici dell’Eurozona e degli Usa, è evidente che nel corso dell’anno appena iniziato, come del resto già nel 2010 (nell’anno appena terminato gli emergenti sono cresciuti del 7,4%, i paesi sviluppati del 2,6%), vi sarà una decisa differenza di passo tra la crescita delle economie avanzate e quelle dei paesi emergenti.
E proprio queste differenze di velocità nella crescita dell’economia potrebbero determinare diverse performance anche per le borse. Il fenomeno non è certo nuovo: a partire dall’ottobre del 2008 il grafico di forza relativa che mette in rapporto l’indice Msci World, rappresentativo della borsa a livello globale, ed il Msci Emerging, rappresentativo delle borse di tutti gli emergenti, è orientato al ribasso, ovvero da più di due anni l’Msci World sottoperforma l’Msci Emerging.
Questa tendenza appare consolidata e destinata quindi a durare, a patto che il trend della borsa nel suo complesso si mantenga, in media, positivo. Lo studio dell’andamento storico del grafico di forza relativa evidenzia infatti che in corrispondenza di periodi di debolezza per la borsa il rapporto di forza tra i due strumenti tende a cambiare in favore dell’indice Msci World.
I risparmiatori sono quindi disposti ad accettare il maggior rischio derivante dall’essere investiti sui paesi emergenti solo quando la tendenza di fondo della borsa viene riconosciuta come positiva, mentre si ritirano da tali investimenti quando i mercati azionari virano al ribasso. Ipotizzare il proseguimento della fase di sovraperformance da parte degli emergenti anche per i prossimi mesi equivale quindi ad ipotizzare che la borsa nel suo complesso possa proseguire il cammino di crescita intrapreso nel 2009 (l’Msci World ha guadagnato il 23,3% nel 2009 ed l’8% nel 2010), una prospettiva credibile dopo che a dicembre l’indice globale della borsa ha superato i massimi di aprile di area 892 lasciandosi definitivamente alle spalle il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2007.
Tutte le borse degli emergenti appartenenti alle principali aree geografiche prospettano un andamento interessante per il 2011: in Asia sono stati registrati chiari segnali in favore di un incremento dei consumi interni (questa area acquista ad esempio il 45% circa di tutti i telefoni cellulari prodotti nel mondo contro il 13% ciascuno di Usa ed Europa, il 28% dei personal computer a fronte del 23% ciascuno di Usa ed Europa), un fenomeno indispensabile per una maturazione, e quindi una maggiore stabilità di quelle economie, nell’Europa dell’Est, in particolare in Russia, il trend al rialzo delle materie prime, il cui proseguimento appare favorito proprio dalle prospettive di una crescita mondiale sostenuta, dovrebbe permettere una decisa crescita degli utili delle aziende più rappresentative di quel listino, in Africa vi sono chiari segnali di stabilizzazione della crescita delle principali economie dopo le turbolenze politiche dell’ultimo triennio, come ad esempio quella del Kenia (la maggiore dell’Africa orientale) e quella del Sud Africa (la più forte del continente), in America Latina il Brasile sembra pronto a riprendere a crescere con forza, al tasso del 5% circa, leggermente superiore a quello atteso come media dell’area, nell’ordine del 4%.
Per quello che riguarda le principali borse asiatiche, quelle di Cina ed India, se da un lato è vero che non si può certo parlare in questo caso di nuove frontiere dell’investimento, dall’altro è anche vero che i ritmi di crescita dei profitti aziendali dovrebbero rimanere più alti rispetto a quelli dei paesi evoluti, permettendo il proseguimento del trend rialzista delle azioni. La crescita degli utili ha addirittura la possibilità di dimostrarsi, come del resto già nel 2010, più veloce rispetto a quella dei prezzi dei titoli e dovrebbe permettere quindi il mantenimento di un profilo favorevole in termini di rapporto prezzo / utili.
E se si considera che in base ad una recente ricerca condotta da Gf Eurisko i risparmiatori italiani valutano l’Italia piu’ rischiosa dei Paesi emergenti (in base alla stessa ricerca il 49% degli intervistati crede che i tassi di crescita maggiori nel 2011 verranno dai mercati emergenti), l’idea di dedicare una parte del proprio portafoglio a questa area appare forse meno azzardata di quanto si sarebbe potuto pensare solo pochi anni fa.