L’indice settoriale domestico delle banche era arrivato a fine dicembre molto vicino all’invio di un segnale fortemente negativo. Le quotazioni avevano infatti quasi raggiunto il supporto di area 16650, dove si allineano i minimi di giugno e di novembre 2010, ovvero i record negativi toccati dall’indice dalla sua comparsa a Piazza Affari. E’ quindi evidente che il rimbalzo messo a segno in avvio di anno non può non fare piacere agli investitori che hanno interesse in questo comparto, anche se la strada fatta al rialzo è per il momento troppo esigua per potere parlare di una inversione del trend negativo in essere dal top di agosto. Segnali favorevoli ad un rimbalzo significativo verrebbero solo al di sopra dei 19000 punti, con le quotazioni dirette in quel caso verso area 20000, altro ostacolo rilevante nella definizione di un quadro grafico di medio periodo positivo. Altrettanto e forse più significativa, ma con implicazioni opposte, sarebbe la violazione dei 16650 punti. La prospettiva di vedere proseguire il calo degli ultimi mesi sarebbe molto concreta, con i prezzi diretti nella migliore delle ipotesi verso area 15000.
Le considerazioni fatte per l’indice settoriale valgono in buona sostanza anche per i principali rappresentanti del comparto. Unicredit ad esempio è arrivato a fine anno molto vicino ai minimi di fine novembre a 1,483, sostanzialmente allineati con quelli di giugno di quota 1,506, ma è riuscito a rimbalzare con forza dal supporto. La prima resistenza da controllare per ricavare indizi positivi in caso di rottura si colloca a 1,70, oltre la quale il titolo potrebbe testare il top di dicembre a 1,736 e successivamente la media mobile a 100 giorni passante a 1,80 circa. Solo in caso di rottura anche di questa soglia sarebbe possibile iniziare a guardare alla fase di reazione come ad un tentativo di rialzo duraturo e non come ad una semplice correzione. In caso di rottura di 1,80 obiettivi fino a 2,20/2,25 potrebbero diventare raggiungibili. La violazione dei minimi di novembre darebbe invece un brutto colpo alle speranze di rimbalzo, introducendo al rischio di proseguimento della discesa fino in area 1,13/1,15, base del canale ribassista tracciato dal top dell’ottobre 2009 e lato inferiore del gap al rialzo lasciato dai prezzi il 2 aprile 2009.
Le similitudini tra il grafico di Unicredit e quello di Intesa Sanpaolo sono evidenti anche dopo una osservazione superficiale (e confermate da un indice di correlazione calcolato ad un anno che nel 2010 non è praticamente mai sceso sotto quota 0,80 dopo aver toccato a febbraio anche 0,95, valore corrispondente ad una correlazione quasi perfetta) e permettono quindi di utilizzare riferimenti analoghi per formulare l’analisi. La media mobile a 100 giorni, passante in area 2,33 euro e raggiungibile alla rottura di 2,23, rappresenta il primo ostacolo rilevante con il quale il titolo dovrà confrontarsi per cercare di inviare un segnale in favore del proseguimento della fase di ripresa. Oltre area 2,33 euro, dove si colloca anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre a 2,70, possibili movimenti proprio fino a quel massimo. La rottura di 2,70 permetterebbe poi di considerare avviato un rialzo capace di estendere in modo significativo, diretto, nel medio termine, a testare la resistenza dei 3,20 euro. La violazione dei minimi di novembre a 1,98 euro potrebbe implicare invece non solo un nuovo test dei minimi di giugno a 1,90, coincidenti con i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai record negativi del marzo 2009, ma anche discese al di sotto di quel livello, fino a 1,70 almeno.
E se il settore banche dovesse realmente cercare un riscatto in questa prima fase del 2011 dopo aver terminato in tono dimesso lo scorso anno un titolo da seguire attentamente potrebbe essere anche Mediobanca, che ha sovraperformato negli ultimi mesi le due big del comparto viste sopra. Mediobanca infatti sta già lottando da circa un mese con la media mobile a 100 giorni, passante poco al di sotto dei 7 euro, e se riuscisse a lasciarsi definitivamente alle spalle questo riferimento, salendo oltre quota 7,20, le prospettive volgerebbero al bello, almeno fino al test di 7,75, top di novembre e 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di ottobre 2009. Oltre area 7,75 vi sarebbero poi ulteriori segnali positivi, introduttivi a movimenti in area 8,20 almeno. Solo la violazione a 6,30 della linea tracciata dai minimi di marzo 2009 potrebbe porre un freno ai tentativi di recupero del titolo imponendo invece nella migliore delle ipotesi un nuovo test dei minimi di maggio 2010 a 6,09 euro.