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Borse dei Piigs sotto esame, il quadro di medio rimane debole

Pubblicato: 18 gen 2011 da AleOne

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L’analisi del grafico dei listini azionari dei Piigs, nella versione che include anche l’Italia quindi, potrebbe fornire spunti di riflessione interessanti non solo per quello che riguarda l’investimento in azioni ma anche sull’andamento della crisi dell’Europa.

Il primo posto dove guardare alla ricerca di indizi rilevatori che aiutino a capire quanto i mercati considerino ancora grave la crisi è dove è scoppiato il bubbone della crisi, ovvero in Grecia.

Nel caso della borsa greca è tuttavia veramente difficile trovare spunti grafici positivi: l’indice di Atene ha violato infatti il 5 gennaio scendendo al di sotto dei 1383 punti il supporto critico rappresentato dal minimo dell’8 giugno 2010, segnando di fatto la ripresa del trend ribassista subito dai massimi di ottobre 2009 (a 2932 punti) e cancellando di converso il tentativo di rimbalzo visto dai citati minimi di giugno. Nonostante la recente negatività non si registrano indizi di eccesso di ribasso, situazione cui gli analisti si riferiscono con il termine “ipervenduto”. La pista ciclica a 100 seduta, indicatore che calcola la distanza tra la media mobile a 100 giorni ed i prezzi, è infatti ancora ben distante dai picchi di febbraio e giugno 2010 in corrispondenza dei quali l’indice aveva tentato delle seppur brevi reazioni al rialzo. La probabilità che il ribasso prosegua è quindi elevata, con spazi non trascurabili. Un primo target si pone infatti in corrispondenza dei minimi del 1996 in area 870, il successivo in area 700. Se gli obiettivi citati appaiono distanti basti pensare che tra ottobre 2009 e giugno 2010 l’indice ha lasciato sul terreno 1550 punti (più del 50% del suo valore) e che quindi perderne ancora 600 circa non è uno scenario irrealistico. Un primo segnale di ripresa l’indice lo invierebbe con il superamento della media mobile a 100 giorni, passante in area 1520 e coincidente con la linea di tendenza tracciata dai massimi di agosto 2010, e successivamente rompendo i massimi di dicembre a 1543. Fino a quel momento eventuali rimbalzi andrebbero considerati come temporanee correzioni e non come veri e propri tentativi di inversione di trend.

Meno difficile appare invece la situazione per la borsa del Portogallo nonostante la recente decisione presa dalla Svizzera di non accettare più i titoli di Stato portoghesi come garanzia per la liquidità. Molti danno il Portogallo come il prossimo obiettivo della speculazione che tenta di fare saltare il banco dell’Europa, attaccare il Portogallo è infatti un modo per puntare al pesce più grosso, la Spagna, per la quale servirebbero, in caso ne fosse necessario il salvataggio, due trilioni circa di euro, una somma immensa che fa brillare gli occhi degli speculatori. L’indice delle blue chip di Lisbona è comunque per il momento non solo al di sopra dei minimi del 2010, toccati a maggio a quota 6566, ma anche al di sopra della linea di tendenza tracciata dai minimi del marzo 2009, passante a 7000 punti circa. La tendenza dell’ultimo anno si può descrivere, utilizzando la retta di regressione lineare per identificarla, come neutrale, quella degli ultimi anni è ancora moderatamente positiva. Se da un lato è quindi vero che per il momento è stato fatto ancora troppo poco per mettere in discussione il trend al ribasso subito dai massimi del 2007 (il top di ottobre 2009 ne aveva ritracciato il 40% circa), dall’altro è altrettanto vero che un nuovo tentativo di rimbalzo non è da escludere, almeno fino a che area 6500 verrà rispettata. In caso di discesa sotto quei livelli suonerebbe un campanello di allarme molto sonoro, in quanto l’indice potrebbe riprendere il trend ribassista di medio termine con obiettivo in area 4950, sui minimi del settembre 2002, ma fino a quel momento si può conservare una ragionevole speranza di miglioramento della condizione grafica.

Più complicata la situazione della Spagna: l’Ibex 35 viaggia ormai da 2 mesi al di sotto della media mobile a 100 sedute, passante a 10350 punti circa, e sta mettendo sotto forte pressione la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009, in transito per i 9500 punti. Il contesto grafico è aggravato dal fatto che i massimi di gennaio 2010 sono stati disegnati poco al di sotto del 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2007, costringendo a catalogare la fase rialzista vista nel 2009 come correttiva. Se i prezzi dovessero scendere sotto i minimi dello scorso anno a 8560 circa il downtrend di medio lungo termine potrebbe riprendere con obiettivo nella migliore delle ipotesi a 6702, sui minimi del 2009, ed eventualmente in area 5500. Se i prezzi trovassero la forza per superare la citata media a 100 giorni, in questa fase coincidente con la linea tracciata dal top del 2007, verrebbe inviato un primo segnale in favore di un rimbalzo che oltre gli 11000 punti potrebbe acquistare forza e credibilità.

Un quadro grafico molto diverso lo presenta la borsa irlandese. L’Irlanda ha attraversato momenti molto difficili nel 2010 ma la richiesta di accedere al “fondo salva stati” sembra aver calmato le acque. L’indice di borsa ha disegnato infatti un doppio minimo tra agosto e novembre 2010, con base in area 2600, figura rialzista completata recentemente con il superamento dei 2830 punti. Grazie a questo segnale è possibile preventivare, almeno per il breve termine, un proseguimento del rimbalzo che potrebbe arrivare fino ad interessare la resistenza chiave dei 3500 punti, livello già messo alla prova senza successo a settembre 2009 ed aprile 2010. Solo la rottura di area 3500 potrebbe rappresentare comunque un primo indizio concreto in favore di una inversione al rialzo duratura. Nel valutare la condizione attuale dell’indice della borsa irlandese è opportuno non dimenticare che le quotazioni avevano superato marginalmente a febbraio 2007 i 10000 punti per poi arrivare dopo circa due anni in area 1880. Indicazioni in favore di una inversione rialzista di medio lungo termine verrebbero solo oltre i 5000 punti, un livello lontanissimo dagli attuali. Meglio quindi in questa fase limitare l’orizzonte temporale dell’operatività al breve termine, considerando eventuali operazioni al rialzo in quest’area come speculative.

Valutazioni del tutto analoghe possono essere fatte anche per la borsa italiana. L’indice Ftse All Share è arrivato infatti con i massimi dell’ottobre 2009 di area 25000 in vista del 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2007, resistenza oltre la quale sarebbe stato inviato un primo segnale di inversione al rialzo del precedente trend negativo. La mancata rottura dei 25000 punti ha impedito invece di sbilanciarsi in favore di uno scenario prospettico rialzista, costringendo a considerare per il momento come dominante ancora la tendenza negativa subita a partire dal maggio 2007. Da maggio 2010 le quotazioni si muovono all’interno di un canale moderatamente inclinato al rialzo il cui baricentro è attualmente rappresentato dalla media mobile a 100 giorni, passante in area 21200. Il debordo da uno dei limiti del canale, quello superiore a 22700 e quello inferiore a 20000, fornirebbe un primo importante indizio sulle intenzioni, quelle a breve termine almeno, del mercato. Oltre 22700 i prezzi potrebbero tentare di recuperare i massimi del 2009 in area 25000, sotto 20000 diverrebbe invece probabile non solo il ritorno sui minimi dello scorso maggio a 18642 ma anche la loro violazione con conseguente approfondimento della discesa fino in area 13500, sui minimi del 2009 (unico supporto intermedio degno di nota a 18000). Se da un lato quindi il successo oltre area 22700 potrebbe condizionare positivamente solo il breve termine, dall’altro la violazione dei 20000 punti rischierebbe di tracciare un percorso al ribasso che potrebbe interessare anche il medio lungo periodo.

Il 38,2% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2007, resistenza a 2750 circa, ha rappresentato un ostacolo invalicabile anche per l’indice della borsa belga (per dare una idea dei diversi rapporti di forza basti pensare che il tedesco Dax ha toccato con i massimi di dicembre il 75% di ritracciamento dello stesso ribasso, ovvero è ormai in vista dai massimi del 2007), che presenta quindi un quadro molto simile a quella italiana. Anche in questo caso è possibile individuare un canale rialzista disegnato dai minimi del 2009 i cui limiti, a 2530 e 2760, se superati fornirebbero un primo indizio sulle intenzioni del mercato. Il comportamento delle ultime settimane costringe a considerare come maggiormente probabile la violazione della base del canale e quindi la ripresa del trend ribassista, con il rischio, sotto i 2300 punti, che la discesa estenda anche nel medio termine. Solo oltre 2760 sarebbe possibile iniziare a guardare con maggiore fiducia al futuro.

L’impressione che si ricava studiando i grafici delle borse dei due maggiori paesi nel mirino della speculazione, Italia e Spagna (le curve dei due indici sono molto simili, allo stato attuale delle cose è molto difficile trovare giustificazioni che possono supportare un quadro prospettico discordante per i due panieri), è che le difficoltà non siano ancora alle spalle e che se anche si dovesse realizzare una fase di ripresa questa rischierebbe di essere limitata al breve termine. Il suggerimento per l’investitore è quindi di armarsi di pazienza è rimanere per il momento ancora spettatore, almeno per quello che riguarda le borse dei Piigs. Meglio forse dirigere la propria attenzione verso quei paesi, come Stati Uniti e Germania, che per il momento la speculazione considera intoccabili.

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