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Gli squali di Wall St non vanno mai in galera. In Italia neppure

Pubblicato: 22 feb 2011 da alessandro condina

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Bernard Madoff, Bernie per i suoi amici intimi, rischia di essere l’unico protagonista dei più recenti scandali finanziari a pagare con la prigione per la sua condotta: una specie di capro espiatorio che consente alle autorità di sentirsi con la coscienza a posto, mentre la folla dei piccoli investitori pensa di essere tutelata e sazia la sua voglia di punizione. Ma tutti gli altri protagonisti della bolla immobiliare, dei mutui spazzatura, degli investimenti ad altissimo rischio che fine hanno fatto?

Un articolo in uscita il 3 marzo sull’edizione americana di Rolling Stones denuncia che “a Wall Street nessuno va mai in galera” e che anzi tutti i protagonisti delle peggiori frodi finanziarie degli ultimi anni non hanno subito conseguenze penali; al massimo i vertici di banche e assicurazioni, che avevano rovesciato sugli investitori i rischi altissimi delle loro speculazioni e avevano diffuso i famigerati titoli tossici, sono stati condannati a pagare multe salate. Ma con quali soldi? Con quelli degli azionisti, ovvio!

Dietro questa inefficienza del sistema di controllo, secondo il giornalista-polemista Matt Taibbi, c’è un’organizzazione troppo barocca e complicata della vigilanza, affidata in prima battuta alla Sec, la Società di controllo sui mercati finanziari americani (un equivalente della nostra Consob), che ha il potere e i mezzi per indagare, ma, in caso di reati, non può agire penalmente e deve trasmettere tutte le sue informazioni al dipartimento della Giustizia che poi smista le cause ai vari procuratori. Dal momento che i crimini finanziari, in genere, sono perpetrati a Wall Street, ecco che la giurisdizione spetta al Southern District di New York.

Il più delle volte da questo complesso schema di rimpalli alla fine spunta fuori o un’indagine lunghissima che non porta a nessuna conclusione oppure un accordo in base al quale i colpevoli pagano una multa e non sono tenuti a restituire tutti i capitali di cui si erano appropriati. Taibbi si scaglia contro il sistema americano e le decisioni della politica, che sembra privilegiare e mettere sotto i riflettori i crimini di strada, come l’immigrazione clandestina, invece dei reati dei colletti bianchi. Ma se fosse in Italia dovrebbe moltiplicare per mille la sua indignazione.

Qui da noi anche i colpevoli degli scandali più clamorosi - Cirio, Parmalat, Giacomelli - non sono finiti in carcere perché stanno ancora aspettando la fine del processo oppure hanno visto ridursi via via le condanne o ancora sono troppo anziani per andare davvero dietro le sbarre: Tanzi, Cragnotti e soci sono tranquillamente nelle loro case, magari dopo qualche breve soggiorno in carcere per la custodia cautelare. E in alcuni casi, come per Tanzi, non risultano neanche proprietari di un patrimonio da attaccare.

Per di più negli ultimi dieci anni, invece di inasprire le pene per i reati finanziari, è stato di fatto depenalizzato il falso in bilancio, mentre l’indulto del 2006 ha provveduto al resto: niente carcere o carcere ridotto, per cui in galera non ci va davvero nessuno. E quindi anche la deterrenza della pena viene meno. Sono molto esplicative, a questo proposito, le parole del magistrato dell’ex pool Mani Pulite di Milano, Piercamillo Davigo, che in una recente intervista lamenta proprio un atteggiamento incoerente di fronte a reati diversi, da un lato quelli commessi da delinquenti comuni, dall’altro quelli dei “maghi della finanza”

In Italia è stata alimentata la convinzione che la criminalità predatoria da strada sia l’unica di cui preoccuparsi. Al processo per l’aggiotaggio Parmalat vi erano quarantamila parti civili, cioè vittime che chiedevano di essere risarcite. Quanto impiega uno scippatore a fare 40.000 scippi? Inoltre una signora che viene scippata non ha nella borsetta i risparmi di tutta una vita, come era accaduto a numerose vittime di reati dei colletti bianchi.

Senza tutele per i risparmiatori, però, i mercati finanziari rischiano di diventare sempre meno interessanti e di spaventare e allontanare gli investitori, specie in un paese come l’Italia in cui già l’attitudine all’investimento finanziario è molto ridotta.

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2 commenti

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  • agsd

    23 feb 2011 - 10:52 - #1
    0 punti
    Up Down

    La scarsa attitudine finanziaria di questo paese è l’unica salvezza sicura per tutti noi.

  • jshsjh

    01 ott 2011 - 14:45 - #2
    0 punti
    Up Down

    L’Italiano è Italiano ma non coglio-ne!