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The Madoff Tapes sul NYMag: ritratto del truffatore del secolo

Pubblicato: 10 mar 2011 da Administrator

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madoff nymag

Grande pezzo quello che il NYMag ha dedicato a Bernie Madoff. Ve lo ricordate? Era il dicembre del 2008 quando lo arrestarono: lo schema Ponzi col quale si era arricchito - e con cui aveva fatto arricchire - crollava sotto il peso di un buco di 50 miliardi di dollari.

Il 29 giugno 2009 fu condannato a 150 anni di carcere. Una vicenda che lo fece passare alla storia come il truffatore del secolo, ma una storia che come sempre ha molti lati da cui essere vista. Il NYMag sceglie di farla raccontare da Madoff in persona. In che modo, visto che è in carcere?

Steve Fishman - che firma il pezzo - cerca di mettersi in contatto con lui tramite il suo legale, ma gli va male. Prova allora a passare da un compagno di cella di Bernie, dandogli una lettera, e gli va bene. Una sera mentre Steve è a casa suona il telefono:

“C’è una chiamata a carico del destinatario da Bernard Madoff, un detenuto di una prigione federale”

Lì inizia la storia dei Madoff Tapes…

La viva voce di quello che tutti hanno dipinto come un mostro arriva gracchiante dalla prigione federale in cui è rinchiuso. E racconta la storia dal punto di vista opposto a quello dominante, un esercizio giornalistico e narrativo molto interessante, quello di osservare le cose dalla prospettiva del “cattivo”.

Che cosa racconta Madoff? Il Madoff che parla è un Madoff che ha visto andare in frantumi una vita da miliardario - in dollari - che ha visto un figlio suicidarsi pochi mesi fa, che non ha più rapporti con la famiglia, che sa già passerà il resto dei suoi giorni in carcere.

Quindi si sente libero, e non si trova poi così male dietro le sbarre

Butner non è poi male per Madoff “Un posto ok” dice. Gli altri detenuti lo rispettano. “La mia notorietà gli fa effetto. Non dovrebbe, ma lo fa”.

Ma quello che accade all’etserno del penitenziario è molto più duro per Madoff. Che legge i giornali e segue il suo caso. “Quello che mi fa star male è come i media abbiano distrutto mia moglie e la mia famiglia” spiega. E prosegue dicendo di essere stato dipinto in maniera diversa da quello che è. Pretende di dividere l’aspetto criminale della sua biografia, con quella che lui ritiene essere sata una carriera onesta. “Abbiamo avuto una bella vita” dice “Non avevo bisogno di una società di consulenza finanziaria. Ho preso e ho deciso di fare da solo, ma se pensi che mi sia svegliato una mattina dicendo ‘Ok, ora voglio fare abbastanza soldi da comprarmi una barca e un aereo’ non è andata così. Avevo già ben di più di quanto avessi bisogno per mantenere me, la mia famiglia e il nostro stile di vita. Mi sono lasciato tirare in mezzo. Pensavo di poterne uscire dopo un po’. Ma non era così.

Quale era la parte illegale della carriera di Madoff? Vediamo di spiegarla in maniera semplice: Madoff raccoglieva denaro da parte di clienti che desideravano investirlo e ottenere nel giro di un anno interessi molto alti, del 10% e oltre.

Interessi davvero straordinari, normalmente frutto di investimenti ad alto rischio. Ma incredibilmente Madoff li aveva garantiti per molti anni. Costantemente: tanto costantemente che Madoff era soprannominato “The Jewish Bond”. In che modo riusciva a pagare interessi tanto golosi ai suoi investitori? Semplice: con il denaro di altri investitori.

Un sistema perfetto: finché dura. O finché in un periodo di crisi economica gli investitori chiedono indietro i soldi in massa. Nel caso di Madoff le richieste furono 7 miliardi di dollari. All’inizio della chiacchierata con Steve Fishman, Madoff apre uno spiraglio sulla sua infanzia.

“Mio padre se la cavava bene negli affari. Aveva inventato un sacco da boxe, il sacco da boxe di Joe Palooka”. Ma gli affari presero una brutta piega quando Madoff era al college. “Vedevo quel che succedeva” spiega Madoff “e avevo paura, vedevo che mio padre, una figura che avevo decisamente idealizzato, stava perdendo tutto”.

Il collasso finanziario del padre di Madoff incise nella vita di Bernie. Che si avvicinò a Wall Street senza il patrimonio di amicizie e connessioni che gli avrebbero reso la vita più facile. “Naturalmente mio padre non era nella posizione di offrirmi nulla del genere” racconta Madoff. Per il giovane Madoff, Wall Street era un club esclusivo che restava chiuso ai ragazzi come lui. “Mi faceva star male l’idea di non poter entrare in quel club. Ero un piccolo ragazzo ebreo di Brooklyn”.

Madoff tiene molto a precisare che non tutto nella sua carriera è stata una truffa. Vediamo come ce lo racconta Steve Fishman

Da quello che mi racconta, Madoff divenne un criminale al culmine della sua carriera “onesta”. Proseguiva a fare trading con il denaro di altre persone, ma era un’altra attività di consulenza finanziaria. I suoi maggiori clienti avevano investito con lui per decenni, come dimostrarono le carte in seguito. All’inizio della sua carriera Madoff si prendeva pochi rischi “Ho sempre avuto la capacità di intuire dove sarebbe andato il mercato”. Negli anni ottanta, garantiva interessi dal 15% al 20%, e insiste che in quel periodo fossero ancora legali. Sul finire degli anni ottanta, Madoff gestiva dai 3 ai 4 miliardi di dollari.

La società di consulenza finanziaria di Madoff subì pesanti conseguenze dal crollo di Wall Street del 1987. Molti clienti, spaventati, si ripresero i loro soldi, impoverendo il suo capitale “Mi tradirono”. La sua vecchia strategia, ancora a detta di Madoff onesta non funzionava più (…) ne elaborò una nuova, ma l’inizio degli anni novanta non presentava un mercato adatto per sperimentarla. “Il mercato andò a dormire” spiega. Aveva un sacco di soldi, ma non sapeva come investirli.

A quel punto, iniziò a fare sul serio con lo schema Ponzi. Madoff cominciò a restituire gli interessi ai suoi clienti con i soldi di altri clienti. E quegli interessi, per quanto fossero fasulli,erano un’ottima pubblicità. Il soldi cominciarono ad arrivare, e salvarono Madoff sul breve termine. E quel denaro era diverso da quello che aveva gestito in precedenza Madoff, questa volta arrivava da banchieri che fino al giorno prima non lo avrebbero degnato di uno sguardo. “C’era il presidente del Banco Santander, il presidente del Credit Suisse, il presidente di UBS: avevo tutte le maggiori banche. Edmond Safra voleva investire con me. Era incredibile. Questa gente mi diceva ‘So che puoi farcela’ nutriva ilmio ego. All’improvviso, quelle banche che prima non ti davano un centesimo, volevano darti miliardi di dollari” prosegue Madoff “Non avevo bisogno di soldi. Pensavo che fosse qualcosa di temporaneo (…) ma tutti dicevano ‘Stammi a sentire, se riesci a fare questo anche con i nostri soldi saremo tuoi clienti per sempre’. ”
E così Madoff prese i soldi.

Finché la catena di Sant’Antonio non si ruppe.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Forex

    10 mar 2011 - 12:42 - #1
    0 punti
    Up Down

    Nonostante sia un vero e proprio truffatore e abbia fatto del male a molti . . . si può anche definire un Genio !!!

  • jsc

    10 mar 2011 - 16:08 - #2
    0 punti
    Up Down

    Le bugie hanno le gambe corte, e non portano niente di buono!