
Formalmente largo ai giovani, ma nella sostanza in Telecom Italia - come nel paese di cui è l’ex monopolista - trionfa il celebre motto del Gattopardo: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E così l’amministratore delegato Franco Bernabè diventa presidente del gruppo, ma con funzioni esecutive e deleghe simili a quelle che già aveva e con un chiaro ruolo di capo azienda sul modello dell’alleato-azionista spagnolo Telefónica. Lo affiancano due top manager interni che vengono promossi, ma di fatto continuano a seguire i settori di cui si occupavano prima.
Bernabè, quindi, avrà le deleghe non operativesi occuperà delle operazioni straordinarie, dei rapporti con le Authority, della finanza, del controllo e della comunicazione istituzionale; sarà lui a gestire le controllate, fra cui TiMedia che gestisce le televisioni generaliste del gruppo Telecom, Mtv e La7 che sta dando non pochi grattacapi e dispiaceri al presidente del Consiglio Berlusconi.
Marco Patuano sarà il nuovo amministratore delegato e avrà il compito di sviluppare le attività e accrescere la redditività sul mercato domestico, cercando di ottenere di più in particolare da Tim; Luca Luciani (detto NapoleTone o in alternativa Waterloo dopo questo gustoso video sfuggito ai controlli interni, in cui celebra il “capolavoro” di Napoleone a Waterloo) è il nuovo direttore generale che non siederà in consiglio, ma avrà il compito di rafforzare le posizioni del gruppo in America Latina, sui due mercati di Argentina e Brasile.
I grandi soci riuniti in Telco, la società che contiene la quota di controllo del 22,447% in Telecom, hanno trovato quindi un accordo dopo alcune settimane di incertezza e una lunga “campagna mediatica” dell’attuale ad Bernabè che ha fatto di tutto per difendere le proprie posizioni e rivendicare i risultati ottenuti, specie sul fronte della riduzione dell’indebitamento. Secondo Repubblica, comunque, quello che ha fatto davvero rischiare il posto a Bernabè è stata la scelta di Enrico Mentana alla guida del telegiornale della 7, con conseguente calo di spettatori per il Tg1 e il Tg5 e dispetto di Berlusconi che avrebbe chiesto la testa del manager.
Ma a quanto pare non hanno tenuto in considerazioni le pressioni politiche i grandi soci che controllano Telco: Mediobanca (11,57%), Assicurazioni Generali (30,67%), Intesa Sanpaolo (11,57%) e Telefónica S.A. (46,179%). L’attuale presidente, Gabriele Galateri di Genola, resterà in cda grazie ai suoi buoni rapporti con il socio spagnolo, mentre tra i soci di minoranza Assogestioni dovrebbe confermare Luigi Zingales e la famiglia Fossati non ha ancora presentato i propri candidati.
Rimane un interrogativo che interessa soprattutto ai piccoli azionisti, quelli che Bernabè dice di preferire “ai salotti buoni”. Questo nuovo managemente - che tanto nuovo non è, se non nei ruoli - sarà in grado di migliorare i risultati del gruppo? Riuscirà a valorizzare la società che di fatto, dai tempi della scalata di Colaninno con Olivetti, è stata zavorrata di debiti e ha fatto passi da gambero sul mercato globale?
Con la conferma di Bernabè non sembra che si possano riaprire le questioni sullo scorporo della Rete telefonica e delle condizioni riservate agli altri operatori dall’ex monopolista. Gli investitori in ogni caso sono interessati al prossimo piano industriale e alle scelte di fondo, che potrebbero contemplare anche la cessione delle attività televisive che non sono considerate davvero all’interno del core-business della società e potrebbero essere cedute.
CorsiFinanza.it
21 mar 2011 - 14:28 - #1il sentimento generale anche dai book internazionali avrà effetti positivi.
Martinelli
Financial Team CorsiFinanza.it