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Il nucleare giapponese e la Libia fanno saltare diverse Ipo

Pubblicato: 18 mar 2011 da alessandro condina

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I mercati sono inquieti e gli investitori diventano ogni giorni più avversi al rischio, come si dice in gergo, cioè sono meno disposti a investire i loro soldi in attività rischio: preferiscono le obbligazioni alle azioni e i titoli tedeschi a quelli dei paesi emergenti, per fare un esempio banale ma chiaro.

La crisi in Medio Oriente, in particolare l’incertezza e la guerra civile esplosa in Libia, e la minaccia nucleare in Giappone - con i rischi di black out e addirittura di contaminazione radioattiva - tengono il mondo con il fiato sospeso e non potevano non influenzare l’andamento dei mercati finanziari.

Come segnala il Financial Times anche la febbre da Ipo - i nuovi collocamenti azionari che dall’inizio dell’anno avevano ripreso a susseguirsi a un ritmo sostenuto - si è notevolmente ridotta e molte società, che erano pronte a sbarcare sulle Borse mondiali hanno rimandato il momento del debutto, in attesa di tempi migliori.

È il caso della danese Iss, un fornitore di servizi per il lavoro con poco meno di mezzo milione di dipendenti in tutto il mondo: il collocamento in Borsa era previsto per ieri, 17 marzo 2011, ma la società ha deciso di rinviare il momento di “fare il prezzo” a causa di

un periodo di grande incertezza e volatilità dei mercati

nonostante avesse già raccolto un gran numero di adesioni. Il rischio era che il titolo cominciasse male la propria avventura e non era il caso di mettere a rischio un collocamento da 2 miliardi e mezzo di dollari, tanto era valutata la quota da piazzare presso gli investitori.

Una scelta simile è stata fatta anche da due società cinesi, Global Market Group, una compagnia specializzata nell’e-commerce, che ha rimandato sine die il collocamento da 132 milioni di dollari; e Qihoo 360 Technology, il numero uno cinese nella fornitura di anti-virus. Queste decisioni potrebbero condizionare anche le altre internet company cinesi che nei prossimi mesi sono in calendario per un’Ipo negli Stati Uniti.

Anche la francese Lagardère ha rinunciato per adesso a mettere sul mercato il 20 per cento della rete pay-tv Canal Plus France, valutata un miliardo e 800mila euro, sempre a causa della crisi giapponese. Lo stesso si può dire per il gruppo di private equity Apollo e per la tedesca Tui, leader nel settore del turismo e dei trasporti, che pare stia ripensando al collocamento di Hapag-Lloyd, la società di container commerciali che si pensava potesse arrivare sui mercati a metà aprile.

Affari solo rimandati? Sappiamo che nel passato alcune Ipo sono state solo rinviate di mesi, ma altre volte una sospensione è equivalsa all’annullamento dell’operazione. Bisognerà aspettare e capire se le soluzioni per le centrali nucleari in Giappone e l’intervento Onu in Libia creeranno un quadro più chiaro. Per adesso prevalgono il timore e la prudenza.

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