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Lactalis punta a Parmalat: scoppia la guerra Italia-Francia

Pubblicato: 21 mar 2011 da alessandro condina

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Che la prossima assemblea dei soci di Parmalat non sarebbe stata un appuntamento formale lo si era capito da tempo, da quando i fondi esteri azionisti - Zenit, Skagen e MacKenzie che sono uniti da un patto e insieme controllano il 15,3% di Collecchio - hanno cominciato a far capire che non gradivano più la gestione “prudente” e di Enrico Bondi e che avrebbero preferito una nuova guida più aggressiva per il gruppo lattiero-caseario di Parma.

Noi ne avevamo già parlato, ma la situazione si è ulteriormente complicata nell’ultima settimana - quella dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia - quando la francese Lactalis, che in Italia possiede già Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli e Cademartori, ha annunciato alla Consob di aver incrementato la propria partecipazione azionaria in Parmalat: i francesi, che già possedevano poco più del 5% della società, sono saliti direttamente al 7,28% e hanno sottoscritto un accordo di equity swap con cui potranno acquisire un ulteriore 4,14% del capitale.

In totale, quindi, Lactalis può contare già su oltre l’11% delle azioni Parmalat, inoltre potrebbe aver rastrellato altri titoli direttamente sul mercato, dal momento che negli ultimi giorni il titolo di Collecchio ha raggiunto 2,6 euro per azione, con un incremento del 4% solo venerdì 18 e volumi da capogiro: 75 milioni di pezzi il 15, 106 milioni il 16, 170 il 17, 104 il 18. Lactalis potrebbe aver messo insieme un altro 4% e arriverebbe così al 14/15 per cento del capitale.

Banca Intesa, che controlla una piccola quota, circa l’1%, in Parmalat, ma è un azionista importante della concorrente Granarolo (20%) si è attivata per mettere insieme una cordata alternativa e tricolore, visto anche il momento storico di celebrazione dell’unità d’Italia: potrebbe farne parte l’unica vera multinazionale alimentare rimasta in Italia, la leggendaria Ferrero di Alba, quella della Nutella. Ma si vedrà.

Anche il governo Berlusconi - che in questi anni non si è occupato granché (eufemismo) di politica industriale ha intonato La canzone del Piave (”non passa lo straniero”) e per bocca del ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha annunciato addirittura una legge, ispirata ora alla Francia ora al Canada, per difendere i settori di interesse nazionale - l’alimentare, ma anche l’energia, non il lusso - dalle mire espansionistiche di paesi come la Francia, che non permettono la conquista dei propri gioielli da parte di investitori con passaporto straniero.

Di questo però parleremo in un altro post. Quali sono le prospettive di Parmalat a questo punto? In vista dell’assemblea dei soci del 14 aprile al centro delle mire dei principali protagonisti c’è la quota controllata dai tre fondi stranieri che non hanno un interesse propriamente industriale, bensì finanziario: venderanno al miglior acquirente e al prezzo più alto, ma hanno fatto trapelare, non si sa se per strategia, una preferenza per una soluzione italiana. Intanto hanno presentato una propria lista con nomi di spessore come Rainer Masera, Massimo Rossi, Enrico Salza, alcuni dei quali sono ex uomini di Sanpaolo-Imi.

In teoria il patto sottoscritto impegna tutti e tre i fondi a conservare le proprie azioni almeno fino a dopo l’assemblea, ma se fossero d’accordo tutti e tre potrebbero vendere in blocco. È qui che potrebbe entrare in gioco la Ferrero: se il patriarca Michele si decidesse al grande passo - un’acquisizione, quasi un’anatema nella storia quasi centenaria dell’azienda di Alba - Intesa potrebbe gestire il passaggio delle quote dai fondi alla Ferrero. In caso contrario quel 15% potrebbe anche involarsi verso Lactalis che così arriverebbe a un passo dal 30%, soglia al di sopra della quale scatta l’obbligo di Offerta pubblica di acquisto.

Banca Intesa ha indicato anche l’amministratore delegato uscente Enrico Bondi nella sua lista, ma si suppone che per lui sarebbe più probabile un ruolo da presidente, con un amministratore delegato più arrembante; fino al primo aprile, comunque, c’è tempo per presentare le liste e i giochi rimangono aperti.

Lactalis punta su una rosa di nomi italiani per lo più, fra cui il sempreverde Franco Tatò e Riccardo Zingales. Vedremo chi la spunterà alla fine, ma di certo per qualche tempo il titolo Parmalat rimarrà sotto osservazione e al centro di scambi serrati. Chi ha nervi saldi ne potrebbe anche approfittare.

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1 commento

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  • DISPETTOSO

    23 mar 2011 - 15:13 - #1
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    Up Down

    RINGRAZIAMO I LEGHISTI E IL LORO MONDO GALLO TETESCO DELLA FANTA PADANIA SE OGGI I FRANCESI CE LO STANNO METTENDO DIETRO…
    LA COSA COMICA è CHE I FRANCESI LO STANNO METTENDO NEL DERETANO ANCHE A LORO VISTO COME STANNO DISTRUGGENDO LE “GLORIOSE” AZIENDE DEL NORD, ORMAI RIDOTTI A PIATTAFORME DI SBARCO PER I PRODOTTI INDUSTRIALI FRANCESI!
    LA MUCCHE FRANCESI 10 VACCHE PADANE 0
    BWUAAAHH
    PADANIA IS NOT FRANZA NE ALEMAGNA HA HA HA HA HA