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Geronzi lascia e Le Generali volano: messaggio dei mercati?

Pubblicato: 07 apr 2011 da alessandro condina

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La Borsa di Milano ha festeggiato col botto l’addio di Cesare Geronzi alle Generali, considerato una vera e propria sconfitta per il banchiere laziale messo nell’angolo e costretto a dimettersi dai consiglieri e dai manager che lo avrebbero sfiduciato in cda: al suo posto potrebbe arrivare Gabriele Galateri di Genola. In una seduta il titolo delle Assicurazioni Generali ha guadagnato il 2,97%, con una chiusura a 15,93 euro, con un picco di 23 milioni e mezzo di azioni passate di mano: volumi quasi quintuplicati rispetto alla seduta precedente.

Secondo fonti di stampa 12 consiglieri su 17 erano pronti a sfiduciare Geronzi, che ha preferito un’uscita di scena più soft - concordando anche la buonuscita ed evitando l’ennesimo trauma pubblico alla compagnia - dopo 347 giorni al vertice della più grande istituzione finanziaria italiana, dove era arrivato il 24 aprile 2010 direttamente da Mediobanca, che - è bene ricordarlo - è pur sempre la prima azionista del Leone di Trieste, con il 13,46% del capitale. Ma non è bastato a Geronzi essere stato tre anni al vertice di Mediobanca per risparmiargli questa fine.

Questa di Trieste è la più grande sconfitta “politica” di Cesare Geronzi, che grazie alle sue doti innegabili di grande tessitore è riuscito nell’arco di una lunga carriera a scalare le vette del potere bancario, nonostante le critiche, gli scandali, i crack finanziari in cui sono state coinvolte le banche da lui guidate (su tutte Banca di Roma con Cirio e Parmalat), le polemiche, le cause in tribunale e soprattutto i risultati tutt’altro che esaltanti degli istituti da lui guidati.

Sempre al suo posto nonostante tutto questo e nonostante una preoccupante attitudine allo scontro con i manager operativi: a Capitalia costrinse all’addio il rampante amministratore delegato Matteo Arpe, pur molto apprezzatato dal mercato e dagli investitori; a Trieste si è scontrato frontalmente con il vero capo azienda, Giovanni Perissinotto, ma ha perso il sostegno di gran parte dei soci e dei consiglieri indipendenti, come Diego Della Valle e Leonardo Del Vecchio, che addirittura si era dimesso dal cda.

A parte le lotte di potere, però, e gli scontri fra azionisti forti - di cui si può leggere meglio sui giornali (secondo il Giornale vincono Tremonti e Della Valle, perdono il francese Bolloré e la linea di Gianni Letta; e perde Salvatore Ligresti che con Geronzi ha sempre avuto un rapporto privilegiato) - a me viene un interrogativo: di solito l’addio di un presidente, specie quando arriva inatteso o comunque improvviso, è un trauma per una società quotata e di solito il mercato punisce il titolo e lo vende, preoccupato per l’incertezza. Già domani, 8 aprile, è stato fissato, infatti, un nuovo cda per discutere la successione.

In questo caso, però, la Borsa ha premiato Generali e, senza offesa per nessuno, si può dire che abbia “brindato” alla defenestrazione di Cesare Geronzi. Che segnale arriva dai mercati? Forse che è ora di finirla con una certa finanza all’italiana, in cui contano moltissimo i rapporti personali, le amicizie e le “cordate”; in cui è più conveniente per un’azienda investire dove chiede di farlo il potere politico, come insegna la vicenda Alitalia; in cui i manager devono stare attenti al profitto, ma lo possono e a volte lo devono trascurare se si tratta di accontentare alcuni “poteri forti” o i propri referenti politici; in cui le azioni, come amava dire Enrico Cuccia, “si pesano e non si contano”.

Geronzi era riuscito ad arrivare, con un discreto sconcerto del mondo della finanza, sulla poltrona più alta di Mediobanca, al posto che fu proprio di Enrico Cuccia. Ma i tempi sono cambiati, chi investe i propri soldi - sono ancora pochi in Italia, ma ci sono - in una società vuole vedere i risultati di bilancio e non è interessato agli equilibrismi tattici. Geronzi ha provato a far rivivere un sistema che aveva già i suoi difetti ai tempi di Cuccia e che comunque ha fatto il suo tempo. Ora, a 76 anni, forse è ora che esca di scena: ma quello che deve cambiare è questo modo di gestire le aziende, che ha l’unico risultato di allontanare dall’Italia, anche dalle società pregiate come Le Generali, buona parte degli investitori internazionali.

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2 commenti

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  • jsvh

    07 apr 2011 - 09:17 - #1
    0 punti
    Up Down

    ”Forse che è ora di finirla con una certa finanza all’italiana, in cui contano moltissimo i rapporti personali, le amicizie e le “cordate”; in cui è più conveniente per un’azienda investire dove chiede di farlo il potere politico, come insegna la vicenda Alitalia”
    A mio giudizio, è solo un cambio di ‘referente’ ma che la finanza in Italia cambi rotta solo perchè Geronzi è stato messo in pensione, beh, mi sa che rimarrà una favola per creduloni…….

  • Alfredo N.

    07 apr 2011 - 12:44 - #2
    0 punti
    Up Down

    Che sia finalmente iniziata la discesa del potere del Presidente del Consiglio?