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I Ligresti rinviano il cda della resa dei conti

Pubblicato: 10 mag 2011 da alessandro condina

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Per adesso è un rinvio, ma presto arriverà il momento della resa dei conti e si capirà se i conti tornano o è davvero il momento (incredibile, inimmaginabile) della resa per don Salvatore Ligresti e i suoi figli, impegnati ad arginare le turbolenze che minacciano di travolgere la galassia assicurativa Premafin-Fonsai-Milano.

Le tre società quotate - in ordine piramidale Premafin, Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni - hanno rimandato al 14 maggio i consigli di amministrazione già fissati per il 10 e l’11 maggio: in quella sede saranno approvate le relazioni trimestrali sul periodo chiuso il 31 marzo, ma soprattutto si discuterà l’esercizio della delega per aumenti di capitale con un valore complessivo di 800 milioni di euro.

Il denaro fresco serve a rimettere in equilibrio i conti di Fondiaria-Sai e della Milano, dopo il fallimento dell’operazione Groupama, secondo cui il gruppo assicurativo francese avrebbe raggiunto una quota importante sia in Fonsai sia nella stessa Premafin, entrambe bisognose di capitali per rassicurare il mercato e, nel caso della compagnia assicurativa, per rispettare i criteri di solvibilità su cui vigila l’Isvap.

In base alla normativa Solvency I, per le compagnie assicurative il margine di solvibilità non deve essere mai inferiore al 100%, livello sotto il quale si intaccano le riserve degli assicurati e si mette teoricamente a rischio il pagamento delle polizze. Ma Fonsai è scesa dal 121% del 2009 al 109% del 30 settembre 2010 e nell’ultima trimestrale potrebbe ridursi addirittura al 106/104%; per fare un esempio lo stesso valore in Generali è al 140%. L’aumento di capitale, dunque, non è più rinviabile, ma la prospettiva della doppia Opa - su Premafin e a cascata su Fonsai - ha spaventato i francesi.

A questo punto è entrata in gioco Unicredit, che si è impegnata a sottoscrivere l’aumento di capitale fino a salire al 6,6% in Fondiaria-Sai, mettendo una sorta di tutela sul cda della compagnia, dove Unicredit piazzerebbe tre consiglieri indipendenti e il president del collegio dei sindaci. Ma perché piazza Cordusio dovrebbe investire dei soldi in un’assicurazione? per di più gestita da una famiglia di imprenditori che negli ultimi anni ha condotto una serie di operazioni sempre molto favorevoli per sé, ma non sempre gradite ai piccoli azionisti? Per esempio l’Isvap ha acceso un faeo da quando i Ligresti hanno ceduto a Fonsai gli hotel all’estero di Atahotels.

Ovviamente Unicredit è disposta a mettere nuovi soldi per garantirsi la restituzione dei crediti generosamente concessi a don Salvatore negli anni passati; ma anche la banca milanese ha le sue condizioni, in primis sfuggire all’obbligo di un’Opa che sarebbe davvero troppo pesante. Certo, sarebbe strano che la Consob - che fu così intransigente con Groupama - lasciasse del tutto via libera all’accordo Unicredit-Ligresti, ma in questo caso non è a rischio l’italianità delle assicurazioni: in ogni caso non si possono prendere decisioni prima del verdetto della Consob.

Da qui la decisione di rinviare i cda in attesa di una risposta dalla Consob. Una scommessa rischiosa per i Ligresti, che hanno l’opportunità di rimettere un po’ ordine nelle attività della famiglia, divisa tra le quote del patriarca Salvatore e quelle dei figli: Giulia Maria, Gioacchino Paolo e Jonella. Intanto Ligresti padre è uscito dal cda di Unicredit, per evitare nuove polemiche sui conflitti di interesse.

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