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Groupon punta a Wall Street e vuole $ 750 milioni

Pubblicato: 06 giu 2011 da alessandro condina

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Alzi la mano chi non ha mai controllato un “affare” su Groupon o non ha quanto meno sentito parlare di questo sito che mette a disposizione buoni sconto per cene, trattamenti, estetici, palestra o vacanze. La società, fondata nel 2008 dallo studente Andrew Mason, si prepara a sbarcare in Borsa a Wall Street dove ha presentato i documenti ufficiali per la quotazione. Un nuovo campione del settore tecnologico o un altro passo verso la seconda bolla di Internet in Borsa?

Formalmente Groupon punta a raccogliere, con l’Offerta iniziale di collocamento, una cifra attorno ai 750 milioni di dollari, con una valutazione implicita della società compresa fra i 15 e i 20 miliardi. Ma - stando a quello che riferisce il New York Times - l’interesse del mercato è tale e l’attenzione degli investitori è così alta che Groupon potrebbe raccogliere molto di più.

Si parla di cifre vicine ai 3 miliardi di dollari che significherebbero per la società una valutazione da 30 miliardi di dollari, più di quanto venne valutata Google al momento della quotazione: non male per un’azienda che dà lavoro a circa 7mila dipendenti e ha già più di 83 milioni di clienti in tutto il mondo, ma che l’anno scorso era stata valutata 1,4 miliardi e a dicembre aveva rifiutato i 6 miliardi di dollari offerti da Google per l’acquisizione.

Groupon quindi ha buone prospettive di crescita e, a conti fatti, è un buon affare? I conti, per l’appunto, sono il lato debole di questa società, almeno a leggere i secchi numeri del bilancio. Se il fatturato è in costante crescita - dai 94 milioni di dollari del 2008 ai 713 del 2010 fino ai 644,7 milioni del primo trimestre 2011 - lo stesso non si può dire degli utili; o meglio, lo stesso si potrebbe dire delle perdite: 2,2 milioni di perdite nel 2008, 6,9 nel 2009 e 450 milioni l’anno scorso.

Secondo gli amministratori, queste perdite sono legate alle esigenze di start-up e dipendono da una forte campagna di marketing per conquistare nuovi clienti direttamente oppure attraverso l’acquisizione di altre società concorrenti, specie in Europa. Spese che una volta consolidato il business e fidelizzata la clientela non dovrebbero ripetersi. Per dare un’idea di quello che intende, Groupon ha diffuso i risultati depurati dalle spese di acquisizioni e marketing: con questo “maquillage” dichiarato la società avrebbe iscritto 60,6 milioni di utile operativo nel 2010 e 81,6 milioni nel primo trimestre 2011.

Ma è accettabile una valutazione basata su criteri “teorici” e non sulle rali spese sostenute dalla società? Alcuni osservatori puntano sulle prospettive di crescita e spingono sulla valutazione di Groupon, come fu a suo tempo con LinkedIn e come sarà, senza dubbio, l’anno prossimo con Facebook. O con Pandora e Zynga.

Altri invece non nascondono i rischi di una nuova bolla, basata su valutazioni allegre e ottimistiche, un po’ come avvenne alla fine degli anni Novanta, quando bastava fare qualcosa di attinente a Internet o avere una @ nel nome della società per incassare centinaia di milioni con un’Ipo ben pubblicizzata. Vedremo se Groupon dimostrerà di avere davvero quelle basi solide che dichiara e un modello di crescita valido.

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2 commenti

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  • jkoo

    06 giu 2011 - 10:30 - #1
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    Alla larga dalle bolle internettiane, dopo i mutui subprime il settore l’immobiliare, le polizze unit linked ed index linked, la Fiat-Chrysler con Marchionne che dice di aver pagato i debiti invece ha solo rimandato il pagamento ci mancava pure questa…….vendono il nulla!

  • °°°°°°°° affar . info °°°°°°°°

    07 giu 2011 - 13:23 - #2
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    li avrà … FB vende briciole dell’azienda a quel prezzo