
Il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, sta cercando di raccogliere sostegno internazionale alla sua candidatura alla guida del Fondo monetario internazionale, in sostituzione di Dominique Strauss-Kahn travolto dall’accusa di violenza sessuale e impegnato con il suo processo a New York.
Ma dai paesi emergenti arrivano segnali di insofferenza, sia per la pretesa europea di imporre un proprio candidato, ma ancor di più per il profilo della signora Lagarde, che non è neppure un’economista e che ha una formazione giuridica: non si capisce che contributo possa dare un avvocato a un’istituzione internazionale che nei prossimi mesi dovrà eventualmente affrontare un acuirsi della crisi che ha portato già Grecia e Portogallo a un passo dal baratro.
Un commentatore della Reuters giudica con molta severità le capacità della candidata francese e ribadisce che da lei potrebbero arrivare contibuti molto poveri sotto il profilo della novità e dell’indipendenza di pensiero rispetto al cosiddetto Washington consensus e alle ricette tradizionale dell’Fmi, che hanno dimostrato di non funzionare sempre e comunque non in tutte le situazioni: invece i soloni del Fondo ripropongono ovunque lo stesso menù, fatto di tagli allo stato e al Welfare e provatizzazioni sfrenate. Con il risultato, spesso, di impoverire gli stati messi sotto tutela e togliere loro le risorse per poter ripagare i debiti.
Anche le voci critiche rispetto alle istituzioni di Bretton Woods contestano la scelta della Lagarde sia nel merito - per le sue qualità che non sembrano adeguate al ruolo - sia nel metodo. La ministra francese proprio oggi discuterà per un’ora su Twitter e risponderà alle domande online: una scelta demagogica, ben distante da un vero e proprio confronto pubblico che ormai dovrebbe essere la regola per un’istituzione che ha responsabilità e risorse a livello mondiale.
Forse gli europei potevano fare uno sforzo in più per trovare un personaggio di rilievo internazionale, in grado di coagulare sostegno e di restituire credibilità all’Fmi: DSK ci stava riuscendo sotto il profilo tecnico-istituzionale, ma ha fallito sotto quello personale. La Lagarde, che fa campagna a colpi di battute a effetto, non ha la statura e il profilo adatti a questo compito.