
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha il suo bel da fare a mettere insieme le esigenze di rilancio del Paese - magari con un taglio delle tasse - e gli obblighi di equilibrio dei conti pubblici, su cui anche l’Unione Europea insiste continuamente. Se però l’agenzia Moody’s ha messo sotto osservazione il debito pubblico italiano, con la possibilità di un taglio del rating, che adesso è al livello Aa2, ciò non significa che i piccoli risparmiatori debbano preoccuparsi.
I titoli di stato italiani - come si legge anche sul Sole24Ore - non sono a rischio o almeno non lo sono più di quelli tedeschi e francesi, per cui chi ha investito nei Bot del Tesoro italiano può dormire sonni tranquilli. Non così il governo, che rischia di dover pagare rendimenti più alti per finanziare il proprio debito.
Se come cittadini e contribuenti, quindi, possiamo e dobbiamo preoccuparci, al contrario in quanto piccoli risparmiatori potremmo avere anche qualche vantaggio da un declassamento del rating sul debito italiano. La Grecia, l’Irlanda e il Portogallo sono ancora lontani e anche se la I dell’Italia spesso viene inserita nell’acronimo dei paesi Pig, Roma è considerata ancora un debitore affidabile.
Anche dopo un eventuale taglio da parte di Moody’s, il rating sul debito italiano rimarrebbe comunque al livello di doppia A - quando il massimo è la tripla A - mentre i paesi attualmente al centro della speculazione sono stati declassati al livello B, cioè di titoli spazzatura che non hanno alcun valore o rischiano di perderlo al’improvviso.
Un po’ come accadde con l’Argentina, quando i piccoli risparmiatori che avevano creduto nei “tango bond” poi si sono ritrovati con carta straccia in mano. Ecco: la situazione dell’Italia è ben diversa, anche se il debito pubblico è in aumento il deficit è stato mantenuto a livelli accettabili e anzi l’obiettivo del governo è il pareggio di bilancio.
Il problema del nostro paese è semmai quello di una bassa crescita che rischia di lasciarci annaspare senza riuscire a tirarci davvero fuori dalla crisi e senza possibilità di reperire risorse per sostenere le imprese e i cittadini in difficoltà. Ma questo, appunto, è un altro discorso e attiene più alla nostra situazione di contribuenti; in quanto risparmiatori e investitori, invece, non abbiamo di che preoccuparci. Per adesso.