
Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l’uomo passato con disinvoltura dall’esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori fino alla discesa agli inferi di una Fininvest oberata di debiti e attaccata come una sanguisuga ai flussi di cassa garantiti dalla Standa. Adesso Franco Tatò, 79 anni ad agosto, è il nuovo presidente di Parmalat dopo l’Opa che ha consegnato la maggioranza azionaria alla famiglia Besnier, proprietaria del gruppo francese Lactalis.
Niente cordate Ferrero, niente cooperative coagulate attorno a Granarolo e alle banche; alla fine ha vinto chi aveva i soldi ed era disposto da subito a metterli sul tavolo, cioè il gruppo Lactalis che ha fatto un sol boccone di Parmalat dopo il risanamento finanziario impostato e in gran parte realizzato da Enrico Bondi, che ha lasciato la città emiliana alla guida della sua Panda: un’uscita di scena in linea con la sobrietà e il rigore propri del manager aretino, artefice dell’unica public company italiana vista negli ultimi anni, durata lo spazio di un mattino, ma capace di creare valore e restituire ai vecchi azionisti almeno parte dei soldi investiti.
Adesso il volto di Parmalat sarà Franco Tatò: un laureato in filosofia che non sarebbe potuto diventare dirigente d’azienda se non all’interno di quel gruppo di intellettuali e filosofi che si chiama Olivetti, grazie a quell’Adriano Olivetti che nella seconda metà del Novecento provò a mostrare un modo diverso di fare azienda.
In ogni caso Tatò da quell’esperienza e dal suo soggiorno tedesco alla guida di Mannesmann-Kienzle e di Triumph-Adler ha acquisito competenze che poi ha saputo spendere in Italia: più volte amministratore delegato di Mondadori, poi appunto amministratore delegato di Fininvest dove, con il placet di Berlusconi, tagliò, risanò e preparò lo sbarco in Borsa, dopo aver quotato la stessa Mondadori e poi la Mediolanum di Ennio Doris.
Poi la lunga stagione alla guida di Enel con la creazione del terzo gruppo italiano attivo nella telefonia mobile, quella Wind poi passata diverse volte di mano. Da lì una specie di preparazione alla pensione con incarichi prestigiosi, ma meno in primo piano come nel 2003 quando diventa Amministratore delegato di Enciclopedia Italiana Treccani. Nel 2010 rileva la Mikado Film di cui diventa presidente e amministratore delegato, dopo aver tentato invano il salvataggio dei Viaggi del Ventaglio: il 15 luglio 2010 il tribunale di Milano decretò il fallimento del tour operator.
Ma Tatò è pronto a una nuova sfida anche se, francamente, non sembra che abbia grandi esperienze nel settore alimentare. Ma a livello operativo agiranno certamente altri manager.
IL CROWDFUNDING SU AFFAR . INFO
29 giu 2011 - 17:28 - #1quali teste taglierà alla Parmalat?
zbnaa
29 giu 2011 - 18:11 - #2Un boiardo di stato, senza nessuna esperienza del settore, collocato al posto di Bondi per convenienze politiche!