
Ieri la Borsa italiana ha tirato un sospiro di sollievo, subito dopo l’asta dei Bot che hanno visto sì crescere i rendimenti (il 4% a due anni), ma al tempo stesso sono stati collocati senza probemi. Dopo questa prova di fiducia da parte dei mercati nella solidità dell’Italia, anche lo spread fra Bund - i titoli del Tesoro tedesco - e i Btp si è ridotto rispetto ai 347 punti base toccati ieri mattina, anche se rimane molto elevato a 290 punti.
Alcune voci parlano di acquisti concertati della Banca centrale europea e della Bank of China, per sostenere i titoli italiani; si potrebbe anche dire che con rendimenti decennali del 5%, forse un buono del tesoro italiano diventa un’ottima opportunità, finché comunque le prospettive di un default dell’Italia restano comunque remote.
Non significa ovviamente che la tempesta sia passata e che le tensioni sui mercati finanziari siano finite. Quello di ieri è stato più che altro un rimbalzo tecnico, che ha fatto risalire anche i titoli bancari rispetto ai minimi da saldo che avevano toccato lunedì. E anche i dubbi sui conti pubblici italiani e sull’efficacia della manovra correttiva predisposta dal governo non sono stati dissipati.
Di conseguenza, è possibile che nei prossimi giorni si presenti l’onda ribassista, condizionata da tutte le cattive notizie di questi ultimi tempi: la crisi greca, il recente taglio del rating per l’Irlanda, le difficoltà degli Usa per ridurre il debito pubblico, la pressione speculativa su Spagna e Italia.
Di fronte a ulteriori cali come bisogna comportarsi, specie se si hanno investimenti in titoli di stato o in azioni? In genere i consigli dei gestori e dei consulenti vanno in direzione di non agire in preda alla paura: si rischia di svendere e di perdere soldi, quando invece resistendo e magari incrementando le proprie posizioni si può spuntare qualche affare.
Se non avete bisogno di soldi e avete in mano titoli del tesoro italiano, questo è il momento peggiore per venderli prima della scadenza. Perdereste parte dei soldi investiti senza alcun motivo: tanto vale stringere i denti e aspettare la scadenza naturale dell’obbligazione.
Quanto alle azioni, anche qui si rischia di perdere parte dell’investimento con vendite frettolose. I titoli bancari per esempio - soprattutto quelli dei grandi gruppi - quotano a sconto anche rispetto ai risultati e al patrimonio; chi ne ha la possibilità farebbe bene piuttosto a scegliere con attenzione i titoli migliori e anzi incrementare la propria quota, abbassando così il valore medio di carico. Chi può permettersi di mantenere i titoli almeno nel medio periodo ha la possibilità di lucrare sul capital gain: quando i corsi risaliranno, il suo pacchetto si rivaluterà di più.
In ogni caso, meglio non agire in preda all’ansia e alla paura.
parcobuoi
13 lug 2011 - 20:46 - #1Sono assolutamente d’accordo con te. I titoli di Stato sono sempre un ottimo e tranquillo investimento. Btp indicizzati all’inflazione ancora meglio.
cnvcv
14 lug 2011 - 08:45 - #2Io ci starei alla larga, liquidità a brevissimo è la parola d’ordine!