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Le agenzie di rating affondano gli Eurobond in anticipo

Pubblicato: 06 set 2011 da alessandro condina

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Gli Eurobond rischiano di finire spazzati via prima ancora di vedere la luce? In teoria questa soluzione sembra un uovo di Colombo: in un momento di estrema incertezza dei mercati, con un differenziale sempre più alto fra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani (e spagnoli e greci) lanciare sul mercato un’obbligazione europea potrebbe aiutare tutti.

Gli Eurobond potrebbero riflettere le potenzialità e le prospettive dell’intera Eurozona, che nonostante le difficoltà e le tensioni rimane uno dei principali poli industriali al mondo e uno dei mercati più ricchi. I paesi più fragili sarebbero protetti dall’ombrello europeo e quelli più solidi non si troverebbero costretti a “soccorrere” i loro vicini.

L’idea sembrava geniale e l’ineffabile ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, non perde occasione per rilanciarla; ma, a parte i dubbi espressi dagli altri governi europei e la richiesta (in cambio degli Eurobond) di una maggiore integrazione e di un governo federale dell’economia, ecco arrivare la doccia fredda delle agenzie di rating.

Il grande vantaggio degli Eurobond sarebbe che i paesi più in difficoltà - quelli del Mediterraneo essenzialmente - potrebbero finanziarsi sul mercato facendosi forti della tripla A di cui godono Germania e Francia. Ma adesso questo assunto è tutt’altro che assodato.

Anzi, Standard and Poor’s, per bocca del suo managing director per i debiti sovrani in Europa Moritz Kraemer, ha detto l’esatto contrario: in caso di un’emissione comune, garantita dai paesi europei in solido o da un gruppo di essi, il rating assegnato all’obbligazione “europea” sarebbe quello del paese più debole. Altro che vantaggio!

Nell’esempio fatto da lui di un Eurobond garantito da Germania, Francia e Grecia il giudizio sull’affidabilità dell’emittente sarebbe CC, cioè il giudizio riservato alla Grecia. Un modo come un altro per dire che gli Eurobond non risolverebbero minimamente i problemi di Grecia, Italia e Spagna.

A quanto pare, S&P’s non ha discusso la questione con le autorità europee, ma la posizione dell’agenzia americana sembra chiara e non ha mancato di suscitare polemiche: per esempio secondo il vicepresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella è evidente

«semmai qualcuno avesse ancora dubbi, il tentativo in atto da parte delle agenzie di rating di condizionare la politica in un momento di scelte difficili e delicate per il futuro dell’euro»

Polemiche a parte, se gli Eurobond sembravano in forse a causa delle resistenze francesi e tedesche, il no delle agenzie di rating sembra proprio mettere una croce su questa affascinante prospettiva. Forse troppo federale per chi non desidera vedere un’Europa davvero unita, non solo monetariamente ma anche politicamente.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • (°_°) af fa r.i nfo (°_°)

    06 set 2011 - 16:55 - #1
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    non si potrebbe provare ad affondare queste ca… di agenzie di rating? :)

  • Profilo di sternig

    sternig

    07 set 2011 - 00:57 - #2
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    Gli eurobond sono un tentativo goffo e vergognoso di RAPINARE la ricchezza dei paesi germanici a vantaggio dei parassiti del mediterraneo.
    Spero che i popoli del nord si sollevino e si sgancino da questa europa creata per sovvenzione intere nazioni di ‘mantenuti’

  • Profilo di caligola

    caligola

    09 set 2011 - 19:15 - #3
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    No, il problema qui sono le suddette agenzie di rating. Organizzazioni pseudo mafiose che letteralmente tengono col coltello alla gola L’ECONOMIA MONDIALE, compresi gli USA.
    Almeno funzionano? Ovviamente no, lo dimostra il fatto che i rating prima della crisi del 2008 erano altissimi per tutte le aziende e banche che fallirono (Goldman Sachs e compagnia…). SOno un manipolo di ambigue figure che muovono i fili dell’economia mondiale in maniera preoccupante e con meccanismi del tutto incerti.