
In un film di grande successo dei primi anni Novanta un finanziere senza scrupoli si dilettava a comprare società in crisi per poi rimetterle in sesto e venderle a pezzetti; finché l’amore per una bellissima prostituta dallo sguardo innocente lo convinceva a smetterla con la finanza aggressiva e dedicarsi a “costruire qualcosa”.
Dev’essere cambiato molto se nel frattempo la pratica dello spezzatino, almeno a Wall Street, è diventata quasi un obbligo per le società che vogliono acquisire visibilità e valorizzare attività diverse che nel corso del tempo hanno affiancato o si sono sommate al business iniziale. In pochi giorni tre grandi società americane - Tyco International, McGraw-Hill e Netflix - hanno annunciato un progetto di split aziendale per creare valore e correre di più in Borsa.
La reazione dei mercati, in realtà, non è stata sempre identica, anzi se il progetto di Tyco ha ottenuto tutto sommato una buona accoglienza, l’idea di Netflix viene bollata dai più come balzana e improvvisata, ma soprattutto improvvida visto che ha già allontanato una parte di utenti a pagamento. Nel caso di McGraw, invece, il cambiamento era una richiesta avanzata da una parte degli azionisti di minoranza.
Sta di fatto che quest’anno negli Stati Uniti sono stati annunciati ben 38 progetti di spin-off aziendale, già oltre i 35 del 2010: era dal 2007 che non si vedevano tante società imboccare la strada della divisione per vendersi al meglio.
Un po’ quello che ha fatto Fiat dalla fine del 2010, separando le attività dell’Auto - che ha imboccato una strada sempre più internazionale e globalizzata, da vera public company - dal resto delle attività della conglomerata, saldamente in mano alla famiglia Agnelli e sempre con la testa a Torino.
Ma che hanno deciso Tyco, McGraw e Netflix? La prima, che è una delle più grandi conglomerate al mondo, si scinderà in tre diverse società, tutte quotate in Borsa: una prima si occuperà della sicurezza domestica, la seconda della sicurezza aziendale e la terza del controllo flussi. L’obiettivo è suscitare maggior interesse negli investitori e accrescere il valore delle azioni, ma intanto la separazione costerà molto denaro: circa 700 milioni di dollari in 12 mesi secondo le stime della società.
McGraw-Hill, invece, che nel 2009 aveva venduto il suo gioiello BusinessWeek, si dividerà in due società indipendenti: McGraw-Hill Markets and McGraw-Hill Education. L’obiettivo, secondo i vertici aziendali, è accelerare la crescita e aumentare il valore. Molti osservatori hanno segnalato che dietro l’operazione ci potrebbe essere la pressione esercitata da Jana Partners,un gruppo di investitori, e il fondo pensioni canadese Ontario Teachers Pension Plan Board: insieme questi due soggetti controllano il 5.2% delle azioni McGraw-Hill e da tempo chiedono azioni - come appunto la separazione dell’editoria education - per valorizzare i corsi azionari.
Più difficile da comprendere la scelta di Netflix, che è leader nel noleggio di film sia fisicamente con l’invio di dvd per posta sia in streaming su Internet. L’operazione di split servirebbe proprio a separare i due modelli di business, ma non è chiaro quali sarebbero i vantaggi. Per adesso la risposta dei mercati è stata negativa.