
La crisi dei mercati finanziari si riflette sulle scelte di molte società che per adesso evitano la Borsa: dopo un’estate di passione il mese di settembre non ha registrato miglioramenti e, per quanto riguarda le Ipo globali, il terzo trimestre dell’anno si è chiuso con un netto calo rispetto al 2011. A livello mondiale, come segnala il rapporto di Renaissance Capital, solo 59 compagnie sono sbarcate in Borsa nel terzo trimestre del 2011, raccogliendo solo 23 miliardi di dollari: un calo del 49 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Avevamo già visto come molte società avevano rinviato o si preparavano a rinviare l’ingresso sul mercato dei capitali, in attesa di tempi migliori, come ha fatto per esempio Facebook: la conseguenza è che il numero di affari e le risorse rastrellate sul mercato sono scesi al livello più basso dal terzo trimestre 2009.
Questo periodo dell’anno, in genere, è il meno propizio e il meno attivo per quanto riguarda le Offerte pubbliche di vendita, ma il 2011 si sta confermando un anno di passione, nonostante i primi mesi avessero mostrato un nuovo interesse per la Borsa. Dietro questo comportamento conservativo ci sono ovviamente i timori legati al pessimo andamento dei listini negli ultimi mesi: la crisi del debito in Europa e l’andamento dell’economia negli Stati Uniti, prossimo alla stagnazione, non lasciano presagire nulla di buono e spingono molte imprese ad aspettare tempi migliori.
In effetti le potenzialità sono molto alte, se pensiamo che i candidati alla quotazione sono in crescita: a livello mondiale, infatti, ben 336 compagnie sono in lista d’attesa per la quotazione e puntano a raccogliere 180 miliardi di dollari. Il punto è che in un mercato così depresso la raccolta rischia di essere molto meno ricca del previsto, dunque a meno di esigenze molto forti di finanziarsi sui mercati, chi può rinvia il momento del debutto.
Mentre in Asia, soprattutto grazie alla Cina, il mercato della Ipo ha tenuto, è soprattutto in Europa e negli Stati Uniti che si è registrato un netto calo. In Usa solo 18 società - in maggioranza del settore tecnologico e consumer - hanno completato l’ingresso sul listino, raccogliendo 3,5 miliardi, con un calo del 33 per cento rispetto al terzo trimestre del 2010. In più, c’è da aggiungere che oltre il 70% delle operazioni si è concluso nelle settimane di luglio, mentre agosto e settembre sono stati un periodo di stop quasi totale.
La più “ricca” Ipo del periodo è stata quella di SandRidge Permian Trust, che ha raccolto 540 milioni di dollari, ma nessuna Ipo americana ha messo insieme più di un miliardo e a livello globale il ritorno è sceso del 4%. Se la situazione non migliorerà in Europa sotto il profilo del debito e se la crescita economica non si rafforzerà in Asia e negli Stati Uniti la situazione rischia di ripetersi anche nell’ultima parte dell’anno.
Rimane il fatto che l’interesse per la quotazione è sempre molto alto e fra le oltre 300 società in lista d’attesa, i candidati con le migliori credenziali riusciranno comunque a completare il percorso e dreneranno le poche risorse disponibili in un periodo così turbolento.