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Il Belgio nazionalizza per 4 miliardi di euro Dexia Bank Belgium

Pubblicato: 10 ott 2011 da alessandro condina

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Il Belgio nazionalizza il ramo locale delle attività di Dexia e si impegna a garantire per il 60,5% delle restanti attività; il resto è garantito dalla Francia (36,5%) e dal Lussemburgo (3%). La crisi finanziaria di Dexia - una delle maggiori banca europee e uno dei primi tentativi di creare un colosso sovranazionale - rischia di contagiare e mandare a fondo tutto il settore bancario continentale, perciò il governi si sono mossi con estrema tempestività.

Bruxelles pagherà 4 miliardi di euro per Dexia Bank Belgium, il ramo retail del gruppo finanziario con 6mila dipendenti, 4 milioni di clienti e depositi per 80 miliardi di euro. In vendita c’è anche un altro asset, Dexia Banque Internationale che potrebbe essere nazionalizzato dal governo lussemburghese.

I ministri delle Finanze di Belgio, Francia e Lussemburgo stanno lavorando assieme sul dossier per dare una risposta concertata e spegnere sul nascere questo nuovo focolaio di crisi: non è un caso che i tre governi si siano anche impegnati a garantire per i prossimi 10 anni 90 miliardi di prestiti interbancari e bond. Il Belgio coprirà il 60,5%, la Francia il 36,5 e il Lussemburgo il 3% della “bad bank” in cui verranno parcheggiati tutti i titoli tossici del gruppo.

I problemi per Dexia sono esplosi proprio con la crisi del debito che vedeva la banca franco-belga esposta sia verso la Grecia sia verso Italia e Spagna. Il gruppo, che pure aveva superato gli stress test, è entrato in crisi di liquidità e la settimana scorsa ha perso il 42% del proprio valore in Borsa. Già di fronte alla crisi del 2008 Francia e Belgio erano intervenuti per garantire la banca.

Adesso il rischio è che la crisi di liquidità e di credibilità si allarghi ad altri gruppi bancari e assicurativi del continente, a meno che i mercati non si fidino dell’intervento statale. Il problema è anche un altro: a causa dell’impegno finanziario per salvare Dexia sia il Belgio sia la Francia rischiano un downgrade sul proprio ebito sovrano, appesantito da questo nuovo impegno. Sembra un circolo da cui è impossibile uscire.

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