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Sul debito estero Italia meglio di Germania, Francia e Uk

Pubblicato: 12 ott 2011 da alessandro condina

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Negli ultimi mesi il debito pubblico di alcune nazioni europee, compresa l’Italia, ha subito parecchi downgrade da parte delle agenzia di rating; e per la prima volta anche gli Stati Uniti sono stati declassati sotto il profilo dell’affidabilità debitoria. La crisi del debito occupa i titoli più importanti dei giornali mondiali da mesi, ormai, con in primo piano la situazione della Grecia, sull’orlo del collasso.

Ma quali sono le nazioni più indebitate? E come va calcolato il debito di un paese? La misura usata più spesso a livello internazionale è il rapporto fra debito pubblico e Pil, cioè fra il denaro che un paese prende a prestito e la ricchezza che riesce a produrre in un anno. Sotto questo aspetto l’Italia, da almeno vent’anni, è in grave difficoltà, anzi riuscì a entrare nel’euro alla fine degli anni Novanta solo grazie a una deroga: il rapporto debito/Pil doveva essere inferiore al 60%, ma era superiore al 100% e non è migliorato di molto; anzi negli ultimi dieci anni si è deteriorato ulteriormente.

Anche gli altri paese europei - che pure per molto tempo hanno mantenuto il debito sotto controllo - non stanno troppo bene, perché hanno dovuto ricorrere all’indebitamento per fronteggiare la crisi bancaria del 2008/2009: in questo modo anche i conti pubblici di paesi come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna sono sensibilmente peggiorati. Gli Stati Uniti, poi, hanno un elevato debito pubblico e un altissimo debito privato. Ma spesso non ci si pone una domanda cruciale: chi detiene questo debito? O meglio, chi potrà pretendere un rimborso?

La questione del debito estero è interessante e un’occhiata più approfondita può riservare qualche sorpresa: basta guardare la lista delle nazioni più indebitate compilata da CNbc.com, sulla base dei dati più recenti della Banca Mondiale.

Questa classifica prende in considerazione il debito pubblico sommato al debito dei privati cittadini e delle imprese, ma considera la quota di debito in mano a investitori stranieri e mette in relazione questa somma con il prodotto interno lordo. Se calcoliamo il rapporto fra debito estero e Pil, tra le economie più importanti l’Irlanda occupa un poco desiderabile primo posto, con un debito di oltre 2.300 miliardi di dollari e un impressionante rapporto del 1.382% fra debito estero e Pil. Subito dietro si piazza il Regno Unito con il 413%. Tra i primi venti gli Stati Uniti sono all’ultimo posto (101%) e l’Italia al 17esimo (146%), mentre Germania (185%), Francia (250%) e Belgio (335%) stanno più in alto in classifica.

Possiamo stare tranquilli, dunque? La risposta è no: da un lato è vero che un debito estero sotto controllo può difendere meglio un paese dal rischio di default, perché i cittadini e le istituzioni locali difficilmente chiederanno un rimborso anticipato dalla propria nazione. Dall’altro un livello alto di debito estero indica anche un’economia vivace e la capacità di attrarre investimenti dall’estero: non è un caso che la Svizzera sia al terzo posto e anche la stessa Irlanda per anni è stata un modello di economia galoppante.

Il vero nodo è sempre uno: la crescita. Senza una robusta crescita economica non è sostenibile nemmeno un debito relativamente modesto; e comunque quando l’economia rallenta, il rapporto peggiora perché si riduce il denominatore, cioè il Pil. I nostro governanti, quindi, farebbero bene a mettere da parte i tagli lineari e a concentrarsi su una riduzione delle spese inutili e un’azione di rilancio dell’economia reale. Senza quella, i mercati non possono reggere a lungo.

Via | CNbc.com

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