Il settore bancario è sotto pressione su entrambe le sponde dell’Atlantico, anche se per motivi diversi. In Europa - e questa non è una novità - gli istituti di credito stanno soffrendo per la crisi del debito sovrano e molte banche italiane hanno appena subito un downgrade. Ma le banche americane - che sono appena uscite dalla crisi dei mutui sub-prime - dovranno affrontare presto una nuova minaccia, spesso sottaciuta, i second mortgage, cioè i mutui o le linee di credito con la casa data in garanzia (Helocs).
Sono 24 le banche italiane che hanno appena subito un downgrade sulla propria valutazione da parte di Standard and Poor’s: da Monte dei Paschi, il cui rating è sceso a BBB+, a Bpm e Ubi.
Secondo gli analisti di S&P i due maggiori fattori di rischio sono il deterioramento dei conti pubblici italiani (visto che le banche hanno investito molto sui titoli di stato) e la bassa crescita: le rinnovate tensioni dei mercati nella periferia dell’eurozona, e in particolare in Italia, e le più tenui prospettive di crescita hanno condotto a un ulteriore deterioramento dell’ambiente operativo per le banche italiane. Riteniamo inoltre che il costo del funding per le banche italiane crescerà sensibilmente a causa dei maggiori rendimenti dei titoli di stato italiani.
Dal canto suo Moody’s ha messo sotto osservazione il rating della Francia, che se abbassato peserà notevolmente sulle banche francesi, già esposti alla crisi del debito greco, spagnolo e italiano per somme molto ingenti.
Questo per quanto riguarda l’Europa. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Negli Stati Uniti - lancia l’allarme Alphaville citando un’analisi di Nomura - rischia di scoppiare da un momento all’altro la crisi dei secondi mutui, che potrebbe dare il colpo di grazia alle banche americane già indebolite dalla valanga dei muti sub-prime.
Nel momento del boom del mattone, le banche hanno cominciato a prestare soldi non solo a che doveva comprare una casa, ma anche a chi l’aveva già! Con questi mutui di seconda linea - o con le ipoteche accese sulle case - il proprietario dell’immobile estingueva il primo mutuo e otteneva altri soldi per pagare l’università al figlio, comprare un garage o una seconda casa oppure solo per fare spese e acquistare l’ultimo aggeggio tecnologico o fare le vacanze.
Com’era possibile? Tutto era garantito dall’aumento dei prezzi del mattone, che si immaginava si sarebbe mantenuto costante nel tempo. Così se compravo a 100, con un mutuo da 80, poi dopo qualche anno potevo ottenere un mutuo da 120 se il valore commerciale (teorico) della mia casa era salito a 150 o 180. Tutto sarebbe stato garantito dalla follia immobiliare che ha attraversato gli anni Duemila.
Ora che i mutui sulla prima casa in molte situazioni non sono stati ripagati, che molte famiglie non hanno più un reddito o lo hanno visto ridursi paurosamente e non possono più tener fede agli impegni, le banche sono in grande difficoltà. Ma la “gobba” dei “secondi mutui” non è ancora arrivata al suo culmine.
Citigroup, Jp Morgan, Bank of America Corp., Wells Fargo and Co - secondo Nomura - hanno davanti a loro perdite potenziali per 23 miliardi di dollari, oltre alle riserve che hanno già accantonato in vista della crisi dei mutui. Un’altra bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all’altro, ma su cui per adesso nessuno sta lavorando per metterla in sicurezza. Dove sono i regolatori e le Autorità indipendenti?
magazineconsulenzamutuiit
19 ott 2011 - 17:51 - #1La situazione è preoccupante sotto vari punti di vista anche in Europa ed è probabile un effetto domino che porterà ad una recessione duratura. Le risposte sono incerte a livello europeo, pessime su quello italiano dove alla crisi economica, al debito pubblico elevato, alla bassa crescita si somma anche una precaria situazione politica. Il mercato dei mutui è in frenata ma non soltanto per lo spread alle stesse che avrà significative conseguenza sulla rata dei mutui di chi lo deve accendere in questo periodo, ma anche che il fatto che molte banche stanno mettendo volontariamente il freno a mano ben tirato. Lo stare alla finestra può essere una strategia ma anche un segnale di sofferenza nella liquidità delle stesse. Insomma, è l’ora delle decisioni forti e concrete prima che la situazione precipiti definitivamente.
Mutui Settorefinanza.com
26 dic 2011 - 17:36 - #2E intanto www.settorefinanza.com ha visto un calo delle richieste sui mutui del 23% nell’ultimo trimestre.