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I 25 amministratori delegati più pagati d'America

Pubblicato: 17 ott 2011 da alessandro condina

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In questo fine settimana appena concluso centinaia di migliaia di persone - giovani, precari, disoccupati, lavoratori - hanno manifestato in decine di città in tutto il mondo per protestare contro un sistema finanziario in mano alla speculazione e una gestione delle risorse pubbliche iniqua e penalizzante per le giovani generazioni.

In un paio di decenni le prospettive economiche dei paesi occidentali e soprattutto delle classi medie si sono così deteriorate che i giovani - ventenni e trentenni soprattutto - non solo non possono sperare di vivere meglio dei loro genitori, ma sono certi che staranno peggio e difficilmente potranno costruirsi un futuro solido basato su una carriera lavorativa soddisfacente.

Molti non lavorano o alternano periodi di disoccupazione a fasi di lavoro precario e incerto, ma anche chi ha un’occupazione deve fare i conti con salari inadeguati e un potere d’acquisto drammaticamente impoverito anche rispetto a 10 o 15 anni fa: nell’arco di un paio di generazioni il lavoro è stato fortemente penalizzato, mentre il capitale ha goduto di straordinari privilegi. E mentri i salari di operai e impiegati si contraevano e non erano più in grado di tenere il passo con l’aumento del costo della vita, i compensi dei super manager e dei più ricchi sono cresciuti a dismisura, anche nei periodi di crisi come questo che stiamo vivendo adesso.

Persino nel corso del 2011 le retribuzioni dei dirigenti nelle più grandi compagnie americane sono cresciute del 28%, secondo le rilevazioni di GovernanceMetrics International, e i bonus in denaro sono triplicati rispetto a prima della crisi: basta dare un’occhiata alla lista dei 25 Ceo, Chief executive officer, più pagati d’America stilata da Scott DeCarlo per la rivista Forbes: oltre al salario base, si sommano i bonus, i benefit e il valore di esercizio delle stock options. Si parla di milioni di dollari incassati in un anno solo da una singola persona, mentre il salario medio di un dipendente a stento basta a sostenere le spese basilari, come cibo, salute e abitazione.

Al primo posto nella classifica dei super pagati si piazza John Hammergren, Ceo di McKesson, il più grande distributore di sistemi informatici per la farmaceutica e la salute: il suo compenso è stato pari a 131 milioni di dollari, soprattutto grazie a una ricca dote di stock options. Subito dietro di lui c’è Ralph Lauren con oltre 66 milioni: evidentemente la sua società ha venduto abbastanza magliette e pantaloni casual da garantirgli compensi da capogiro.

Come sottolinea anche l’articolo di Forbes, anche se gli indignados hanno preso come bersaglio Wall Street in effetti i dirigenti delle più grandi banche non sono ai primi posti della classifica, dove si piazzano tecnologici, entertainment e petroliferi. Per trovare il Ceo di un gruppo bancario bisogna scendere al 12esimo posto di James Dimon, numero uno di JP Morgan Chase: per lui “solo” 42 milioni di dollari. In fondo alla classifica si piazza Gregory Boyce di Peabody energy, una società del settore del carbone: si è dovuto accontentare di 30,7 milioni.

Senza scadere nella demagogia e nel populismo, c’è da domandarsi se squilibri così forti siano sostenibili a lungo. Tanto più che, paradossalmente, non tutti le società guidate da questi Ceo-paperoni hanno ottenuto risultati così brillanti da giustificare retribuzioni milionarie. Un sistema così rischia l’implosione.

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4 commenti

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  • uno studente per caso

    17 ott 2011 - 09:49 - #1
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    sono CEO di società enormi e hanno sotto di loro un notevole numero di dipendenti, le loro scelte cambiano il destino delle società, dei dipendenti e di tante altre aziende… è ovvio e giusto che abbiano guadagni alti, non è mica facile e sono grosse responsabilità…

  • Profilo di tkmatt

    tkmatt

    17 ott 2011 - 15:49 - #2
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    ma che mondo avete visto? vi chiedete se squilibri cosi grandi sono sostenibili a lungo? ma se è proprio su questi squilibri che si fonda il nostro benessere! se l’occidente è ricco è perchè mezzo mondo è affamato dalle nostre politiche energetiche e di sfruttamento delle risorse naturali. il benessere e la ricchezza si spostano verso l’alto, è insito nel capitalismo, nel liberismo economico, la piu grossa illusione del XXesimo secolo. prima ci andava bene e ora no? questo è lassismo e ipocrisia

  • Profilo di caligola

    caligola

    18 ott 2011 - 01:27 - #3
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    Se è per questo il mondo è sempre funzionato con i più ricchi e i poverissimi. Che sia stato un capo tribù, un imperatore romano, un re di Francia, un dittatore sovietico o un miliardario moderno. La questione non è tanto se il sistema può reggere (regge: nella peggiore delle ipotesi la gente si impoverisce, il trend continua), la questione è quanto la gente è disposta a sopportare. Con un livello di informazione senza precedenti nella storia umana non si sa mai quanto non si possa assistere a una nuova rivoluzione francese, questa volta non contro la nobiltà ma il sistema capitalistico. Ma qui si rischia di sforare nell’ambito filosofico… come l’articolo d’altronde porta a fare.

  • Profilo di tkmatt

    tkmatt

    18 ott 2011 - 18:55 - #4
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    caligola, nel ventesimo secolo l’occidente ha assaggiato quanto è bello vivere, quanto sono buone le lasagne, veloci le moto e luminosi i televisori trinitron. Ora tutti vogliono quel benessere. Finchè a dei poveri contadini togli qualche grammo d’orzo…poveri erano e poveri rimangono, ma quando la classe media, quella che per intenderci regge il sistema con i propri consumi, collassa, ecco che allora quella gente che si rende conto di avere un futuro poco luminoso davanti inizia a fare casino. Non c’è ancora presa di coscienza in europa perchè stiamo ancora molto bene, nonostante tutto