
Si può prevedere una bolla? Da più parti si parla di bolla finanziaria, soprattutto a proposito di LinkedIn, Groupon, Zynga e Facebook, le società nate su Internet che stanno spopolando sul mercato azionario, anche in tempi di crisi. La bolla scoppierà? O c’è modo di prevederla in tempo?
Spesso gli analisti finanziari si sono fatti questa domanda, arrivando per lo più alla conclusione che troppo entusiasmo porta a puntare i eccesso sui titoli e sui settori che vanno bene, fino a sommergerli di denaro e provocare un aumento dei prezzi abnorme. La bolla, appunto.
Invididuare una bolla - e scegliere correttamente il punto in ci sta per esplodere - non è però così facile, anzi è complicatissimo e non esiste una formula per definire il momento esatto in cui è necessario uscire fuori dal mercato e mettere al riparo i propri soldi. Anche i migliori, fra quelli che ci si sono misurati, sono andati incontro a delusioni e figuracce memorabili.
È il caso di Charles Mckay, un giornalista scozzese che a metà dell’Ottocento, per primo, mise in guardia gli investitori dall’euforia dei mercati, specie quando è irrazionale e si basa su aspettative poco realistiche.
Eppure proprio Mckay, pochi anni dopo, si comportò proprio come coloro che prendeva di mira, se diamo retta a un maematico, Andrew Odlyzko, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a ricercare le “deviazioni” sulle quotazioni azionarie nel passato. A quanto pare uno dei più grandi “gonfiatori di bolle” fu proprio Charles Mackay.
Quando nel 1844 in Gran Bretagna cominciò una bolla legata alle ferrovie, Mckay, che pure aveva pubblicato da poco il suo libro e non poteva aver dimenticato le follie del passato, incitò i suoi connazionali a investire in azioni ferroviarie, arrivando al punto da scrivere il 2 ottobre 1845:
Quelli che suonano l’allarme su una crisi imminente delle ferrovie hanno ingigantito il pericolo: non c’è alcuna ragione di aver paura.
Peccato che dal 1845 al 185 le azioni delle società ferroviarie persero i due terzi del proprio valore, circa 1000 miliardi di dollari, ai valori odierni. Una bolla mica da ridere!
Che lezione possiamo trarne noi? Che non ci salveremo dalla bolla tecnologica, se davvero è in agguato, continuando a evocarla per esorcizzarla; ma forse solo qualcuno, per caso, indovinerà il momento giusto di tirarsi fuori dai guai, qualche attimo prima che il grande crollo arrivi sul serio.
(°_|_°)
03 dic 2011 - 09:31 - #1basta vedere se le aziende nella bolla hanno un valore in Borsa centinaia di volte superiore ai profitti reali