
Nel giorno del tracollo dell’Italia, con i titoli di stato emessi dal Tesoro italiano affondati sotto uno spread di oltre 550 punti base rispetto ai Bund tedeschi, la Borsa di Milano ha subito un pesante tracollo (l’Ftse Mib ha perso il 3,78%, pericolosamente vicino ai 15000 punti) e fra i titoli più sotto pressione si è distinta in negativo Unicredit.
La conglomerata italiana sconta di certo la bufera che si è scatenata sui Btp in seguito all’annuncio ambiguo di Berlusconi: dimissioni annunciate e promesse, ma non rassegnate concretamente. Ma Unicredit, più di altri titoli bancari, è sulla graticola anche per motivi interni.
Anche in seguito alla crisi del debito sovrano in Europa - e in seguito alle numerose acquisizione che hanno fatto della banca italiana uno dei bi player europei del settore - Unicredit è in difficoltà sotto il profilo della capitalizzazione, come molte altri istituti italiani eccetto (fra i maggiori) IntesaSanpaolo, e probabilmente dovrà chiedere ai soci di mettere mano al portafogli e partecipare a un aumento di capitale. Ma c’è di più.
Secondo il Financial Stability Board, Unicredit fa parte delle 29 grandi banche di sistema che rappresentano, in questo momento, un possibile rischio importante per l’economia globale.
Sono tutte grandi banche, per lo più europee o americane, più qualche giapponese e cinese: il problema sta anche nelle dimensioni e nelle attività che hanno esposto queste banche a rischi notevoli e che adesso le potrebbero far affondare. In caso di fallimento di banche come queste, l’intero sistema ne subirebbe un pesante contraccolpo.
Non a caso a capeggiare la lista c’è la belga Dexia, che già è implicitamente fallita, visto che è stata salvata dall’intervento della Francia e soprattutto del Belgio. Tra le italiane c’ solo Unicredit, mentre la Francia mostra Banque Populaire, BNP Paribas, Crédit Agricole, Société Générale; fra le altre anche Commerzbank, Ing, UBS.
Non se la passano bene neppure il Regno Unito (Barclays, HSBC, Lloyds, Royal Bank of Scotland) e per gli Stati Uniti Bank of New York Mellon, Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, State Street, Wells Fargo. Tutte queste banche sono istituti “di sistema”, nel senso che sono strettamente correlate con le imprese, con le altre società e con il resto della società.
oriundo
12 nov 2011 - 03:10 - #1profumo, non piaceva a draghi. questo è il punto
jzzjc
14 nov 2011 - 14:43 - #2Beh ma almeno è tra le ‘too big to fail’ mentre le altre italiane sono veramente con le pezze al c–o! Prendiamo MPS è alla canna del gas, se avessi un conto corrente lì lo chiuderei subito……