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Olympus: depositi gonfiati per coprire le perdite

Pubblicato: 11 nov 2011 da alessandro condina

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Improbabili accordi di fusione&acquisizione e depositi inesistenti per nascondere cattivi investimenti e perdite che si sarebbero dovute iscrivere a bilancio. Lo scandalo che ha investito la società giapponese Olympus rischia di cancellare dal listino di Tokyo un titolo che ha 92 anni di vita: intanto in meno di un mese le azioni del produttore di fotocamere sono crollate dagli oltre 2500 yen di metà ottobre a meno di 500 yen ieri.

Secondo quello che rivela il Nikkei, la società ha truccato i conti negli ultimi vent’anni, nascondendo le perdite provocate da cattivi investimenti dietro una paravento di finti depositi e di operazioni finanziarie e commissioni fasulle pagate per improbabili fusioni o cessioni di società.

Il bubbone è scoppiato dopo che Olympus ha cacciato il chief executive officer Michael Woodford il 14 ottobre, dopo che il manager aveva sollevato la questione sui pagamenti riconosciuti agli advisor per operazioni precedenti al suo arrivo ai vertici della società. La settimana scorsa, alla fine, l’azienda ha dovuto ammettere irregolarità di bilancio dietro gli asseriti “affari” da 1,3 miliardi di dollari legati ad attività completamente distanti dal core business.

Un comitato indipendente adesso sta indagando dentro le pieghe dei bilanci: le conclusioni di questa indagine dovrebbero arrivare all’inizio di dicembre e finché non saranno resi pubblici la società non pubblicherà i risultati della prima metà dell’anno e neppure l’andamento del secondo trimestre.

Ma questo ritardo nella comunicazione dei dati aziendali rischia di costare carissimo alla società giapponese: in caso di mancata pubblicazione entro il 14 dicembre, il titolo sarà cancellato dal listino di Tokyo. Per di più le autorità di Tokyo stanno indagando per verificare se tra i dati nascosti figurano anche utili societari in nero oppure stipendi versati sotto banco.

Lo scandalo per adesso è costato la poltrona di presidente a Tsuyoshi Kikukawa, che comunque continua a sedere nel consiglio di amministrazione. Gli azionisti, nel frattempo, accarezzano l’idea di richiamare in servizio proprio quel Michael Woodford che per primo sollevò dubbi sulla gestione dei bilanci e che, in questo modo, potrebbe rientrare da trionfatore sulla vecchia guardia corrotta e inaffidabile.

Ma che cosa resterà di un’azienda che pur sempre aveva il suo focus sulla produzione industriale e sull’innovazione tecnologica, nel settore della telefonia? Solo quando saranno emersi i particolari su queste operazioni “disinvolte” si potrà capire quanto dei conti era basato su reali performance e quanto invece era una semplice menzogna. Nonostante gli scandali e le inchieste del passato, gli investitori ci cascano ancora perfettamente. Pessimo segno per i mercati in un clima di calo della fiducia.

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