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Il capo di Zynga rivuole parte delle azioni date ai dipendenti

Pubblicato: 16 nov 2011 da alessandro condina

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Digerito Groupon avanti il prossimo! L’assalto dei titoli tecnologici ai listini americani non è affatto finito e - in attesa della Ipo di Facebook, la madre di tutti i collocamenti - il prossimo grande boccone da offrire in pasto agli investitori, piccoli e grandi, è Zynga, la società che produce videogame online e che ha associato il proprio nome a titoli di successo come FarmVille e Mafia Wars.

Zynga non è ancora stata quotata, ma deve già affrontare la prima grana che riguarda le azioni già in circolazione, secondo quello che riporta il Wall Street Journal. Troppe azioni premio e troppe stock options già distribuite, che rischiano di diluire troppo il controllo della società prima ancora dell’Ipo.

Mark Pincus, Ceo di Zynga, finora ha praticato una politica di distribuzione azionaria molto spregiudicata e aggressiva: una scelta obbligata nella Silicon Valley, dove per accaparrarsi i migliori ingegneri, tecnici e sviluppatori si devono offrire stipendi altissimi o in alternativa ricchi pacchetti di azioni. La concorrenza fra le start-up costringe a muoversi in questo modo, ma se si esagera poi arrivano i problemi.

La politica delle stock options e la distribuzione di pacchetti azionari direttamente ai dipendenti ha creato schiere di nuovi ricchi che dopo la quotazione della società in cui lavoravano hanno fatto fortuna: è quello che era successo anche a Steve Jobs e gli aveva permesso di ripartire dopo essere stato estromesso dall’azienda.

A quanto pare, però, sembra che Zynga abbia un po’ esagerato in generosità e che la dirigenza, insieme al Ceo, abbia intenzione di mettere le cose a posto prima dell’Ipo che dovrebbe attribuire all’azienda un valore complessivo di 20 miliardi di dollari. Ci sono alcuni dipendenti che, secondo le indiscrezioni, hanno ricevuto troppe opzioni e sono già diventati molto ricchi: Zynga intende chiedere indietro le opzioni non esercitate, in caso contrario i dipendenti saranno licenziati.

Una novità di questa portata rischia di diventare un boomerang per la società e in generale un campanello d’allarme per i comportamenti abituali delle start-up nella Silicon Valley. Certo, i dipendenti di cui si parla sono già diventati milionari e si sono arricchiti a sufficienza, tanto da poter rischiare anche il lavoro. Ma un precedente del genere può lasciare strascichi indesiderabili.

Zynga ha offerto pacchetti azionari così ricchi per risparmiare sugli stipendi e coinvolgere i dipendenti nella scommessa sulla società. Adesso non è così quo che si rimangi le promesse date. Tanto più che una società di videogiochi è condannata a rimanere creativa e innovativa se vuole competere sul mercato e confermare le sue posizioni. I videogiochi sono soggetti a obsolescenza e se non sono sostituiti da nuovi titoli il successo si dilegua altrettanto velocemente di quanto si era manifestato.

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