
Sui listini ci sono titoli che attraversano periodi d’oro per diversi motivi - le prospettive sembrano migliori rispetto ai concorrenti, si crea un’attesa rispetto a nuove attività, c’è fiducia in un manager - e il prezzo delle azioni sale, sale e si impenna anche al di là delle valutazioni realistiche: l’importante è cercare di non entrare quando il valore è troppo alto, per non restare con il classico cerino in mano, dal momento che prima o poi la correzione è in agguato.
Prendiamo il caso di Netflix, che fino a pochi mesi fa quotava oltre 300 dollari per azione, poi è stata investita dalla bufera per le scelte cervellotiche del gruppo dirigente e adesso galleggia attorno ai 70 dollari: meno di un terzo di quanto veniva acquistata in estate. Il valore attuale forse rispecchia meglio i dati di bilancio e i risultati societari rispetto alla super-valutazione di luglio.
Qualcosa del genere potrebbe capitare - o meglio forse sta già capitando ad Amazon - come avvertiva qualche giorno fa Seeking Alpha: nelle ultime sedute il titolo ha ceduto pesantemente terreno e rispetto al picco di metà ottobre, quando era vicino a 250 dollari per azione, ieri è sceso sotto i 190 dollari. In poche sedute il titolo ha perso oltre il 25% e potrebbe non recuperarlo facilmente. Ma qual è il prezzo giusto?
La correzione di questi giorni potrebbe essere in effetti più in linea con una valutazione rigorosa della società e sui reali profitti che sta realizzando e che realisticamente farà nel medio periodo. Oltre i 200 dollari il rapporto tra prezzo e profitti è davvero troppo alto: con 1,2 dollari di utile per azione nel 2011 e 2,05 dollari previsti per il 2012, valutare la società oltre 100 volte gli utili non è una grande idea.
Per di più potrebbero arrivare cattive notizie sul fronte della tassazione. Il modello di business di Amazon si basa in parte sul vantaggio di non applicare tasse a molti clienti, ma non è detto che questo regime duri a lungo e le società che operano su internet negli Stati Uniti potrebbero presto essere tassate dal momento che le casse del Tesoro Usa hanno bisogno di nuove risorse con un deficit e un debito pubblico paurosi. Nuove imposte sul settore internet potrebbero portare risorse preziose e già diverse proposte di nuova tassazione sono state presentate al Congresso.
Gli utili di Amazon, nelle ultime trimestrali, hanno deluso in parte gli invetitori e il titolo ha corso davvero troppo tra l’estate e la metà di ottobre, rispetto ai minimi dell’anno a 161 dollari. Nonostante l’abilità del management un prezzo oltre i 200 dollari è difficile da vedere e soprattutto da mantenere a lungo.