
L’Eurozona è messa sotto pressione proprio dopo l’annuncio comune del presidente francese Sarkozy e della cancelliera tedesca Angela Merkel su un possibile accordo per rinnovare i meccanismi fiscali dell’Eurozona. Dopo il minivertice franco-tedesco e prima di un vertice ufficiale di tutti i paesi dell’Area euro è arrivato l’intervento di Standard and Poor’s, che ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating del debito sovrano per 15 paesi di Eurolandia, compresi Francia e Germania.
I governi europei, così, sono più indeboliti e soprattutto minacciati da un nuovo taglio che punirebbe non solo i paesi più fragili - il famoso Club Med di cui fanno parte Spagna, Portogallo, Italia e Grecia - ma anche quelli apparentemente più solidi, come Francia e Germania. Non sarà - come scrive Libération - che S&P ormai agisce con una prospettiva più politica che economica e finanziaria?
Nel suo comunicato S&P spiega che i paesi dell’euro stanno affrontando una situazione difficile sotto il profilo economico e aggravata dalle continue discussioni che finora hanno portato solo a risposte parziali e inadeguate e mettono in evidenza la grande difficoltà decisionale che attanaglia Eurolandia.
L’agenzia di rating ha annunciato che potrebbe anche tagliare la valutazione sull’Efsf, il Fondo di salvataggio europeo che dovrebbe essere chiamato a sostenere i paesi in difficoltà e fornire credito e finanziamenti a tassi migliori di quelli di mercato. Come scrive anche il Wall Street Journal, comunque, i primi a protestare contro l’intervento di S&P, contrariamente al solito, non sono stati i governi e i ministri dell’Economia, bensì i componenti della Banca centrale europea.
Prima il governatore della Banca d’Austria Ewald Nowotny ha detto che “i politici devono fissare le loro priorità” e che “la tempistia e il contenuto di questo avvertimento (di S&P, ndt) hanno un chiaro contesto politico”. Poi è toccato al governatore della Banca di Francia, Christian Noyer.
Da quest’ultimo è arrivata una vera e propria denuncia della inopportunità dell’intervento da parte dell’agenzia di rating: “Queste osservazioni arrivano completamente fuori luogo rispetto agli eventi perché arrivano proprio nella sera in cui Francia e Germania hanno trovato un accordo sulle grandi decisioni per risolvere la crisi”.
Non sarà, però, che la Bce prepara una levata di scudi in anticipo, visto anche il contenuto dell’avviso di S&P? In effetti il comunicato dell’agenzia parla di un ruolo che dovrà essere svolto dalla Bce per contrastare la crisi e sostenere l’economia dell’area. Ma solo a condizione che la politica avvii un piano di risanamento e rilancio che non si limiti a ricette restrittive, altrimenti la conseguenza sarà solo una recessione più forte.
È interessante, però, l’analisi di Libération, che critica S&P “da sinistra” e ricorda come per lungo tempo l’agenzia non abbia modificato il proprio giudizio sull’Italia, nonostante la situazione si fosse deteriorata sotto il profilo economico; e che invece sia intervenuta proprio quando il quadro politico ha cominciato a evolvere, ma in assenza di novità economicamente rilevanti.
Analogamente adesso l’avvertimento arriva alla vigilia di un Consiglio europeo che potrebbe prendere decisioni importanti e cariche di conseguenze. E così S&P offre un pacchetto quasi “chiavi in mano”, come scrive Libé, fatto di
risparmi sul settore pubblico, ma insieme rafforzament delle esportazioni e flessibilità del mercato del lavoro, dei beni e dei servizi.
Perché “la sola usterità fiscale rischia di essere controproducente”.
Quindi Standard and Poor’s fa politica? Di certo si può dire che non si limita a valutare l’esistente, ma offre indicazioni precise e illustra una strada preferita. Ma è questo il compito di un’agenzia di rating? Forse ha ragione chi chiede una riforma di queste istituzioni private che hanno però un enorme ruolo e una chiara rilevanza pubblica.
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08 dic 2011 - 12:29 - #1invece di tagliare il rating non si farebbe prima a tagliare le agenzie di rating? :)
caligola
08 dic 2011 - 13:47 - #2Scandaloso che paesi come la Slovacchia o l’Estonia abbiano rating più alti del nostro. E cosa dire del Belgio, che ha il più grande debito pubblico in rapporto al PIL del MONDO ed è in una situazione politica che definire instabile sarebbe eufemistico?
Le agenzie di rating sono delle buffonate allucinanti, purtroppo allo stato attuale impossibili da combattere…
Non dico che l’Italia si meriti una tripla A, ma sicuramente non si merita neanche dov’è adesso, quantomeno non in relazione alle valutazioni di altri paesi. Scandaloso!
pof
10 dic 2011 - 20:10 - #3Mi da fastidio la gente che parla a caso…
La Slovacchia o l’Estonia per quanto ne so possono avere dei conti pubblici molto più in ordine dei nostri, e probabilmente hanno prospettive di crescita del pil molto maggiori… Poi il Belgio non ha la percentuale di debito pubblico maggiore al mondo (è il 96% del pil, l’italia è al 122%).