
Buone notizie con cautela da Ford. Il produttore di automobili americano ha annunciato il suo ritorno al dividendo a partire da marzo 2012, dopo cinque anni di “dieta”, in cui il titolo è stato in altalena e gli azionisti non sono stati remunerati. La decisione discende dalle buone condizioni dei conti, dall’andamento commerciale e dalle prospettive a medio termine.
Ford pagherà un dividendo trimestrale di 5 cent per azione e conta di poter mantenere questa politica di remunerazione a lungo termine, in modo da far partecipare anche gli azionisti dei miglioramenti contabili che la società ha registrato negli ultimi anni. Una pillola che addolcisce in parte un doloroso 2011 che ha visto ridursi il valore delle azioni Ford.
È molto importante, comunque, al di là dell’enità, modesta, del dividendo, il valore simbolico dell’iniziativa, che segnala un importante cambiamento di rotta e un atteggiamento lungimirante che può far ben sperare sulle prospettive a medio/lungo termine della società.
Dopo un lungo periodo di crescita, che aveva portato le azioni della società fino a 30 dollari e vedeva un dividendo molto ricco distribuito periodicamente agli azionisti, Ford aveva cominciato a registrare difficoltà dal 2001 e progressivamente aveva ridotto la cedola.
Nel 2006, di fronte al deterioramento della situazione generale e alle difficoltà di finanziamento della società, i vertici aziendali decisero di eliminare del tutto il dividendo: in cassa c’erano pochi soldi e il rating del gruppo era sceso al livello di titolo spazzatura.
Da allora Ford, con la guida di Alan Mulally, avviò un piano di risanamento fatto di tagli, cessione di marchi prestigiosi (Volvo, Land Rover, Jaguar), chiusura di impianti, ma al tempo stesso nuovi investimenti e ricerca per sviluppare modelli innovativi che potessero incontrare il gusto degli acquirenti. Così nel 2008 quando la Casa Bianca dovette intervenire per salvare Chrysler e General Motors con prestiti speciali, Ford poté rifiutare l’offerta e dimostrò che era in grado di camminare con le proprie gambe, dopo aver ridotto l’indebitamento da 170 a 105 miliardi di dollari.
Il processo di recupero favorì anche un piccolo rally sul titolo, che all’inizio del 2009 era precipitato a 1,50 dollari, ma aveva cominciato il 2011 a 19 dollari. L’anno in corso è stato penoso per i corsi azionari, al punto che il titolo Ford è sceso a 11 dollari, nonostante un netto aumento nella vendita di auto: adesso però, a parziale ricompensa per la fedeltà degli azionisti, arriva il ritorno del dividendo.
Una remunerazione così piccola non è certo sufficiente a giustificare l’investimento, ma in Borsa subito dopo l’annuncio il titolo ha vissuto un piccolo boom: oltre al dato concreto, infatti, si somma un elemento di fiducia che lascia immaginare buoni risultati per la società e una gestione oculata e attenta alle prospettive future.