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Con le regole Eba banche costrette a svendere i gioielli

Pubblicato: 14 dic 2011 da alessandro condina

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Le banche italiane sono state le prime a ribellarsi e protestare contro le nuove regole imposte dall’Eba, l’Autorità bancaria europea: in base ai nuovi criteri di capitalizzazione gli istituti di credito italiani dovrebbero raccogliere oltre 15 miliardi di euro per far fronte ai rischi legati alla crisi del debito; ma l’Abi ha contestato le valutazioni europee e la stessa Banca d’Italia sostiene che i gruppi italiani sono già attrezzati per superare la congiuntura.

A leggere Blooomberg, però, si capisce come le richiesta dell’Eba rischino di mettere in ginocchio l’intero settore bancario e, invece di rafforzare le banche europee, possano addirittura indebolirle, costringendole a vendere “i gioielli della corona” per ottemperare alle richieste del regolatore.

I più grandi gruppi bancari europei, a cominciare da quelli francesi e spagnoli, si preparano a vendere i pezzi più pregiati, cioè le controllate più redditizie e i rami d’azienda che fanno più utili: l’obiettivo è fare cassa e ottenere il risultato richiesto nel modo più semplice e rapido. Così facendo, però, rafforzano solo apparentemente la loro patrimonializzazione, mentre in realtà si indeboliscono e perdono l’opportunità di crescere quando l’economia riprenderà a correre.

Per esempio lo spagnolo Banco Santander , che ha bisogno di oltre 5 miliardi di euro freschi, ha ceduto la propria divisione in Colombia a un concorrente cileno, la Corpbanca; Deutsche Bank sta valutando quali attività cedere e la belga KBC è pronta a uscire dal mercato polacco.

Ma in un quadro di difficoltà per l’Eurozona, proprie le attività al di fuori dei mercati domestici possono spingere in su i profitti nel medio periodo: privarsi degli asset più redditizi può portare addirittura alla stagnazione e peggiorare il quadro complessivo del settore invece di rafforzarlo. La mania del rigore a tutti i costi sul modello tedesco rischierà, dunque, di far affondare l’economia europea?

La direttiva dell’Eba anticipa al 2012, rispetto alla precedente data del 2019, il rafforzamento del capitale richiesto alle banche: 71 grandi gruppi europei dovranno puntellare la loro posizione patrimoniale costituendo un “buffer di capitale” eccezionale e temporaneo nel momento in cui la crisi del debito sovrano - con il deterioramento delle prospettive per alcuni grandi paesi dell’Eurozona - espone le banche a nuovi rischi.

La richiesta è di raccogliere nuovi capitali per portare, entro la fine di giugno 2012, il Core tier 1 ratio (il rapporto tra il capitale di qualità più elevata e le attività ponderate per il rischio) al 9%. Complessivamente le banche europee dovranno mettere insieme 114,7 miliardi di euro rispetto ai 106 miliardi prevetivati in precedenza.

Per i cinque gruppi bancari italiani (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Popolare e Ubi Banca) significa trovare altri 15,366 miliardi di euro: Unicredit 7,974 miliardi, Intesa Sanpaolo non ha esigenze di nuovo capitale; Monte dei Paschi 3,267 miliardi; Banco Popolare 2,731 miliardi; Ubi Banca 1,393 miliardi di euro.

Questo surplus di capitale serve a rassicurare i mercati e convincerli che le banche sarebbero in grado di fronteggiare anche lo scenario peggiore a livello europeo, con un’adeguata posizione patrimoniale; in priva battuta dovranno essere utilizzate risorse private, che possono provenire da utili non distribuiti, restrizioni sui bonus aziendali, aumenti di capitale della migliore qualità; emissioni presso investitori privati di strumenti di debito convertibili in azioni.

Ma una delle scorciatoie è cedere i pezzi più pregiati, il che però rischia di esporre le banche a un futuro di crescita più limitata.

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