Logo Blogo

La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

Pubblicato: 03 gen 2012 da alessandro condina

Commenti dei lettori


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

In lista d’attesa ci sono più società di quante ce ne fossero all’inizio del 2011, ma in media i collocamenti sono di minore entità. Secondo il rapporto pubblicato da Renaissance Capital, nel 2011 sono andate in porto globalmente 334 Ipo, con una raccolta di 134,5 miliardi di dollari; nel 2010 erano stati 479 per 234,4 miliardi, mentre il 2008 e il 2009 erano stati anni magrissimi.

Rimane il fatto che, rispetto agli anni del boom delle dot.com, la raccolta media rimane bassa e le società più piccole hanno più difficoltà a convincere gli investitori. I grandi nomi, invece, raccoglierebbero capitali in qualsiasi condizione di mercato. Quindi non ci saranno problemi per Facebook, mentre gli altri dovranno scegliere bene il momento del debutto.

In pista ci sono già nomo come AMC Entertainment, Party City, Kayak Software e ExactTarget, mentre altre società, come sostiene il rapporto di Renaissance, sono ancora nell’ombra: tra queste Dropbox, Gilt Group, Workday, Spotify e Glam Media. Il nuovo anno ci dirà chi diventerà una “public company” e che accoglienza riceverà.

Grafica | Renaissance Capital

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
2 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • ........ S U G H . I T ........

    04 gen 2012 - 15:59 - #1
    0 punti
    Up Down

    facebook farà il botto in borsa!

  • mkasdnmsk

    08 gen 2012 - 13:01 - #2
    0 punti
    Up Down

    Ritorniamo alla serietà, se devo mettere soldi in un’azienda ci devono essere tutti i requisiti di solidità patrimoniale; queste IPO internettiane sono come Tiscali nel 1998/99 qualcuno ha anche guadagnato ma è dimostrato scientificamente che la maggior parte degli investitori ha perso soldi. La moneta è una cosa seria, non scherziamo.