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Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus

Pubblicato: 17 gen 2012 da alessandro condina

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In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie, sono ancora più stridenti: da un lato migliaia di persone, di semplici dipendenti, perdono il loro lavoro e vengono mandate a casa per esigenze di riduzione dei costi, dall’altro le società - a volte persino quelle salvate grazie all’intervento pubblico - insistono a strapagare i vertici aziendali.

Fa notizia quindi che un amministratore delegato, a capo di uno dei più noti e antichi gruppi bancari, rinunci a un bonus da 2,4 milioni di sterline, cioè 2,9 milioni di euro, cui avrebbe avuto diritto per il 2011: è la decisione sorprendente di Antonio Horta-Osorio, Chief executive officer di Lloyds Banking Group.

Il banchiere portoghese è alla guida del gruppo inglese da marzo dell’anno scorso, ma verso la fine dell’anno ha goduto di un paio di mesi di pausa, a causa di una forma di insonnia legata allo stress da super lavoro; nonostante questa assenza avrebbe avuto diritto al bonus da 2,4 milioni di sterline, oltre al salario da 1,06 milioni, ma al rientro sul posto di lavoro ha comunicato al cda che avrebbe rinunciato all’incentivo.

È interessante scoprire che oltre al periodo di assenza, Horta-Osorio spieghi il suo gesto anche con un’altra motivazione: “la difficile situazione finanziaria della gente” in questo particolare momento. Era da tempo che i banchieri e in genere i grandi manager sembravano completamente scollati dal resto della società, per cui un gesto in fondo così ovvio e quasi dovuto dà l’impressione di una piccola rivoluzione; o almeno di un primo cambiamento di rotta.

In effetti parecchi osservatori e diversi giornali hanno messo in evidenza come questa decisione rischi di ripercuotersi sull’intera categoria dei top manager o comunque chiami in causa anche gli altri alti dirigenti che si trovano in una posizione analoga. Se il Ceo dei Lloyds ha decisio di rinunciare allo stipendio, forse anche i suoi colleghi - a capo di banche e istituzioni finanziarie che hanno goduto spesso di sovvenzioni pubbliche - possono fare altrettanto e dare almeno un segnale di realismo e di buonsenso.

Ovviamente non è che Horta-Osorio si sia tagliato lo stipendio al livello di uno dei suoi dipendenti, ma finora non risultavano casi simili di auto-limitazione delle retribuzioni e dei benefit accessori: 1 milione di sterline è già un compenso di tutto rispetto, ma in genere chi guadagna tanto non è mai disposto a rinunciare neppure a una parte della sua retribuzione e spesso è convinto di meritare tutto ciò che gli viene riconosciuto.

Un gesto di responsabilità di questo tenore potrebbe indicare da un lato la gravità di una situazione che minaccia di scuotere gran parte della società, a partire dalla classe media; dall’altro una nuova consapevolezza da parte degli uomini (e di quelle poche donne) che guidano le massime istituzioni finanziarie. Voi che ne pensate?

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3 commenti

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  • *** S t o l e n I d e a s . O r g ***

    17 gen 2012 - 13:04 - #1
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    trattandosi di un banchiere c’è di sicuro sotto qualche trucco che ancora non sappiamo … magari vuole solo diventare famoso in tutto il mondo e ricavare molti più soldi scrivendo dei libri, partecipando a trasmissioni, ecc.

  • simone goatseo

    17 gen 2012 - 15:31 - #2
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    può anche essere che durante l’insonnia si sia reso conto che in fondo l’idea di rinunciare a 2 milioni gli rendeva la vita migliore che averne in banca 3 al posto di 1. Fino a che è uno solo può anche essere considerato una testa calda, lo diceva anche Bruce Willis in Die Hard “sai cosa c’è di meglio di bruciare un milione di dollari? far credere a tutti che l’hai fatto”.

  • Costantino De Blasi

    26 gen 2012 - 13:07 - #3
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    Alliance Broker SPA: “La Polizza professionale è a tutela del cliente”.

    “a tutela del cliente, il professionista e’ tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità’ professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti;”
    Così recita l’art. 3 comma 5 lettera e della legge di conversione 14 settembre 2011 n. 148. La norma recepisce in parte il disegno di legge presentato il 9 gennaio 2011 che poneva obblighi ancora più vincolanti in capo a professionisti e compagnie di assicurazione e rimandava a un decreto del Ministero dello sviluppo economico l’approvazione delle condizioni contrattuali. Questa seconda parte, a parere degli esperti di Alliance Broker, non è stata recepita dal decreto di Agosto riguardante la disciplina delle professioni e, di conseguenza, lascia immutato il quadro normativo nel quale si muovono i contratti di assicurazione oggi offerti dal mercato, in attesa che gli ordini professionali stipulino accordi in convenzione.
    Alliance Broker, ritiene che analogamente a quanto è già avvenuto in altri Paesi, e in Italia per gli intermediari assicurativi, passa il concetto che non può esserci rapporto contrattuale con la propria clientela senza che questa non sia “assistita” e tutelata contro errori o negligenze del professionista.
    La giurisprudenza nel frattempo ha introdotto nuove fattispecie di danno che superano il tradizionale perimetro dei danni diretti e materiali. Il danno morale, biologico, di relazione, edonistico ecc. si configurano come danni patrimoniali generalmente riconosciuti nell’azione risarcitoria. Ne deriva da una parte l’esigenza di trasferire il rischio in capo ad un operatore in grado di far fronte ad oneri finanziari imponenti (assicuratore), dall’altra la necessità di una revisione dei massimali di garanzia non più congrui.
    Il compito del risk manager rc è in primis quello di identificare il livello delle coperture, poi quello di delimitare l’oggetto della garanzia in base all’attività del professionista, tenendo conto che in molti casi questi si trova ad esercitare professioni interdisciplinari.
    La polizza di responsabilità civile - secondo Alliance Broker - è una polizza All Risk (tutti i rischi inclusi ad eccezione delle esclusioni) che si attiva se viene dimostrato il nesso di causalità fra la negligenza od omissione del professionista e il danno subito dal terzo. L’eventuale azione di resistenza alla pretesa risarcitoria è parte integrante delle garanzie espresse nel contratto di assicurazione. Attraverso lo strumento della delega, l’assicuratore avoca la difesa in giudizio del proprio cliente fino a che ne abbia interesse. Ad integrazione del livello delle coperture il professionista può acquistare la garanzia accessoria di tutela legale.
    Entro il mese di agosto, secondo Alliance Broker, di quest’anno circa 1.300.000 di professionisti dovranno stipulare una polizza di responsabilità civile professionale. Medici, ingegneri, avvocati, commercialisti; ma anche categorie meno conosciute e non altrettanto numerose che ora non sono regolamentate da un ordine professionale. Altri avranno l’esigenza di rivedere le polizze stipulate, adeguando massimali o integrando le garanzie. Un’occasione importante per le migliori professionalità del settore assicurativo.
    Alliance Broker SPA – Società di Brokeraggio Assicurativo – Via Fiorignano 29 84091 Battipaglia (SA) – Tel. 0828 679022 . www. alliancebroker.it