
L’ultima trimestrale di Google ha deluso in parte gli analisti: sia il fatturato sia gli utili per azione sono stati lievemente inferiori alle attese, anche se l’ordine di grandezza non si è discostato dalle previsioni.
8,13 miliardi di fatturato - invece di 8,41 - e 9,5 dollari di utili per azione, invece dei 10,5 preventivati. Da un lato questo risultato è stato spiegato con la debolezza dell’economia europea e con il calo dell’euro rispetto al dollaro, con la conseguenza che il fatturato realizzato in Europa è stato condizionato dai cambi valutari. Ma c’è un altro punto che in molti hanno sottovalutato, ma che sia Business Insider sia Forbes si sono affrettati a sottolineare.
Un segnale - che potrebbe lanciare un primo allarme - viene dall’attività più profittevole di Google: AdSense, cioè la pubblicità online da cui la società trae circa il 96% del suo fatturato. In questo settore - quello decisivo finora per le fortune di Google e certamente vitale per mantenere le posizioni - la crescita è stata inferiore al trend, cioè i tassi di crescita hanno rallentato vistosamente, molto più del previsto.
Intendiamoci: non è che Google abbia visto ridursi il fatturato pubblicitario o che il meccanismo si sia inceppato, ma quella che finora sembrava - ed era - una gallina dalle uova d’oro ha smesso di sfornare fatturato a un ritmo crescente.
Da un lato c’è un calo di fatturato anche sei i click aumentano negli Stati Uniti, perché gli unici click che portano soldi sono quelli che poi conducono a un acquisto; e forse in tempi di crisi economica la propensione all’acquisto - persino tra gli americani - è meno forte che in passato.
Dall’altro ci si mette il mercato delle ricerche online da cellulare. È vero che Google ha trovato una nuova fonte di click e di traffico sulla propria pagina attraverso gli smartphone, ma sembra che questi click siano meno remunerativi rispetto a quelli ottenuti da computer. Chi naviga da cellulare, almeno finora, porta più traffico, ma realizza meno acquisti rispetto a chi naviga seduto alla scrivania.
Google quindi ha un’opportunità grazie al traffico generato dagli smartphone, ma ha anche una sfida da affrontare: trovare il sistema per rendere questi click più remunerativi in qualche modo. Da come uscirà da questa situazione dipenderà molto del suo futuro.
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