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Facebook si è già quotata: e noi non eravamo invitati

Pubblicato: 10 feb 2012 da alessandro condina

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Il titolo era troppo bello per non tradurlo e in una battuta Fortune sintetizza che cosa è successo finora con Facebook e che cosa rappresenta in concreto la quotazione “ufficiale” del numero uno dei social network.

Sì, è vero che Facebook ha presentato alla Sec un’istanza per il collocamento in Borsa, è verp che i giornali finanziari, e non solo quelli, non hanno parlato d’altro, è vero che il pubblico ormai aspetta con trepidazione la “madre di tutte le Ipo”; ma in realtà Facebook è già una “public company” e ha già raccolto capitali sul mercato, solo che nessuno ci ha “invitato alla festa”.

In origine la quotazione in Borsa era una specie di “esame di maturità” per un’azienda che, dopo aver consolidato la propria attività, si presentava al pubblico per attrarre nuovi investitori, farsi valutare da una platea ampia e raccogliere risorse sul mercato, invece di farsi finanziare a caro prezzo dalle banche. Ma Facebook tutto questo lo ha già fatto da tempo!

Concretamente Facebook è stata costretta a quotarsi dalle regole della Sec, che impone di stare sul mercato a chi ha più di 500 soci; dal punto di vista dei benefit, del finanziamento e dei passaggi di capitali, invece, Facebook è virtualmente già quotata e si comporta esattamente come gli altri titoli che sono già in Borsa.

Facebook ha già raccolto miliardi di capitali, fra angeli, venture capitalist e banche d’affari; ha già migliaia di (teorici) azionisti dal momento che ha ceduto parte di azioni a Goldman Sachs e a DST Partners, che a loro volta hanno riservato quei titoli ai loro migliori clienti secondo un meccanismo opaco e basato sul privilegio.

Sotto il profilo della liquidità, le azioni sono state già scambiati per oltre 600 milioni di dollari in volume - centinaia di migliaia di pezzi al mese - su piattaforme come SharesPost e SecondMarket fin dall’estate scorsa. Per fare un paragone ci sono quasi 500 titoli sul Nasdaq che il mese passato hanno registrato scambi inferiori a 200mila azioni. Non parliamo della visibilità che il titolo ha avuto in questi mesi pur non essendo su un listino ufficiale.

In qualunque altra epoca storica Facebook sarebbe già quotata da tempo, perché non avrebbe avuto alternative: pochi soci privati avrebbero fatto pressione per accrescere la liquidità attraverso la quotazione e la dirigenza avrebbe avuto bisogno di raccogliere nuovi capitali. Non è stato questo il caso per la società di Zuckerberg, che ha avuto già tutto ciò che le serviva senza passare dall’Ipo ufficiale: adesso si tratta solo di formalizzare una situazione che esiste de facto. E al “‘parco buoi” rimarranno solo le briciole.

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