
Ritorna ancora una volta l’eterno dilemma dell’investitore: meglio investire in azioni oppure obbligazioni? La risposta più tradizionale è che le azioni offrono la possibilità di un rendimento maggiore, a fronte di un rischio più alto; le obbligazioni, invece, danno più sicurezza e promettono qualcosa in meno.
Leggendo questo pezzo su SeekingAlpha, però, si scopre che negli ultimi anni il rendimento medio dei bond è stato superiore a quello delle azioni e che dunque qualcuno potrebbe pensare di abbandonare il mercato azionario per concentrarsi solo su quello obbligazionario.
Negli ultimi dieci anni il rendimento medio di un investimento in Borsa è stato un misero 0,6%, mentre i Titoli di stato britannici hanno garantito il 3,9% e, scegliendo bond aziendali, il rendimento sarebbe stato dell’1,6%. Negli ultimi 30 anni le obbligazioni, rispetto alla azioni, hanno sempre garantito le stesse percentuali di crescita, quando il risultato non è stato migliore. Nel 2009 Citigroup arrivò a scrivere che il culto delle azioni è morto. Ma anche qui bisogna fare attenzione e valutare le variabili che hanno condizionato gli ultimi decenni.
Innanzitutto in generale le azioni dovrebbero rendere di più delle obbligazioni, altrimenti sparirebbe il “premio di rischio” e affonderebbe il sistema stesso su cui si fonda la Borsa. Nel lungo periodo, poi, le azioni rendono davvero di più delle obbligazioni; da ultimo l’andamento recente dei bond appare largamente improprio.
La differenza fondamentale fra azioni e le obbligazioni è che con le prime si compra un pezzetto di società e dunque si partecipa, nel bene e nel male, all’andamento dell’azienda; investendo obbligazioni, invece, si presta denaro a un’impresa o a uno stato con una remunerazione fissa. Che negli ultimi anni le obbligazioni abbiano reso più delle azioni è un’anomalia che non si dovrebbe ripetere.
In molti si ricorderanno come negli anni Ottanta bastava investire il proprio denaro in Bot e ottenere senza rischi rendimenti vicini al 10%; anche negli Stati Uniti i titoli del Tesoro hanno goduto di rendimenti particolarmente alti, anche a causa della discesa dell’inflazione, dopo lo shock degli anni Settanta e il conseguente differenziale. Adesso invece è impossibile che si riproduca uno scenario del genere, visto che il dato di partenza è quello di un’inflazione molto bassa.
L’attuale successo dei bond di stato - soprattutto americani e tedeschi - è legata da una parte all’invecchiamento della società e alla ricerca di investimenti più tranquillizzanti, dall’altra parte all’incertezza di questi anni per le prospettive dell’euro e l’eccessiva volatilità dei mercati azionari. Warren Buffett è arrivato a parlare di “bolla” dei Treasury Bond alla fine del 2008.
Concretamente, l’analisi di Ibbotson Associates su azioni e obbligazioni mostra che lo S&P500 ha offerto un rendimento medio del 9,9% annuo, contro il 5,5% dei bond governativi a lungo termine. Per di più c’è da dire che negli ultimi tempi gli interessi sui bond governativi più solidi sono rimasti bassissimi, probabilemente anche a causa delle politiche monetarie messe in campo dalle banche centrali.
In definitiva dove è meglio investire i propri risparmi? La soluzione più saggia è sempre quella di diversificare gli investimenti e suddividerli su strumenti diversi. Una vecchia regola era quella di mettere in bond la percentuale di fondi che corrisponde alla propria età e il resto in azioni: se ho 30 anni, quindi, il 30% dei miei soldi in bond e il 70% in azioni, se ne ho 50 saranno il 50 e 50.