
Le riforme volute dal presidente Obama per frenare la speculazione finanziaria produrranno forse la fine della “banca universale”? Per chi non se lo ricorda, ci fu un tempo in cui le banche d’affari si occupavano di affari, trading, investimenti, fusioni e acquisizioni; invece le banche commerciali si occupavano di depositi e di gestire i risparmi della clientela. Poi arrivarono gli anni Novanta e la deregulation e quelle commistioni che in parte hanno portato alla speculazione e alla crisi attuale.
Le nuove regole contenute nella riforma Dodd–Frank su Wall Street e relative alle banche riportano alcuni paletti che potrebbero dividere di nuovo il mondo del credito: è la cosiddetta Volcker Rule, da Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve e scelto da Obama per guidare il comitato consultivo Economic Recovery Advisory Board formato il 6 febbraio 2009.
Il paradosso è che alcuni simboli della finanza e degli affari, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, potrebbero finire dalla “parte sbagliata” del muro ed essere considerate banche commerciali e non di investimento, visto anche come sta andando il mercato in questi anni. A quel punto si potrebbe creare lo spazio per l’arrivo di nuovi concorrenti, magari più piccoli e agguerriti che prenderebbero il posto di queste istituzioni centenarie. Non sappiamo, però, con quali conseguenze.
Per esempio nel 2007 Goldman aveva registrato un fatturato di 7,6 miliardi dalle attività di investment banking tradizionale, ma 31,2 miliardi dollari in ricavi grazie alle operazioni di trading, che invece l’anno scorso hanno portato appena 17,3 miliardi dollari di entrate.
In base alla Dodd-Frank i derivati devono essere negoziati su agenzie centrali di compensazione piuttosto che tra le banche di investimento come avveniva prima della crisi finanziaria; d’altra parte il rafforzamento dei requisiti patrimoniali richiesti aumenta il costo del finanziamento. Poi c’è la regola Volcker, che rischia di ridurre sostanzialmente la maggior parte dei profitti che le banche ottengono dal trading: un vero colpo al cuore per realtà come Morgan Stanley.
Non è un caso che la settimana scorsa Goldman, Morgan Stanley e 15 altre banche globali siano state messe sotto osservazione dall’Investors Service di Moody’s, con la motivazione che “la combinazione di condizioni operative mutate e crescenti requisiti normativi e le restrizioni ha ridotto a più lungo termine la redditività e le prospettive di crescita per queste imprese”.
La Volcker Rule, per essere onesti, ha effetti benefici anche per le banche di grandi dimensioni; ma per seguire tutte le regole e le imposizioni previste dal nuovo sistema bisogna avere risorse e apparati sufficienti. Per questo motivo le vecchie banche d’affari potrebbero rinunciare ad essere holding bancarie, come avevano scelto di diventare dopo la crisi del 2008, quella che era costata il fallimento di Lehman Brothers.
Merrill Lynch era stata acquisita da Bank of America, Morgan Stanley si era salvata grazie all’intervento di Mitsubishi UFJ Financial Group, mentre Goldman aveva ricevuto un’iniezione di capitale dalla Berkshire Hathaway di Warren Buffett. Con le nuove regole saranno costrette a rispettare criteri più severi e ottemperare a regolamenti stringenti.
Eppure con la Volcker Rule ci sono anche spazi di crescita, perché non si applica ai fondi di private equity, hedge fund e banche d’investimento più piccole: questi attori potrebbero tentare di intervenire da sé e riempire lo spazio che le banche di investimento non possono più occupare.
È possibile, quindi, che le vecchie banche di investimento siano sfidate da nuovi protagonisti che non sono limitati da questa regola; oppure che scelgano di tornare piccole e si liberino dai paletti della Volcker Rule. Tecnicamente, questo è giuridicamente possibile; ma politicamente non è così facile da digerire dall’opinione pubblica: un puzzle tutto da ricostruire.
s u g h . i t
27 feb 2012 - 12:56 - #1sarebbe meglio