"Sell in May and go away"? No, meglio non vendere azioni

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Maggio non è solo il mese delle rose e dei matrimoni, ma secondo un vecchio adagio molto diffuso nel mondo anglosassone è il momento giusto per vendere le proprie azioni e prendere una bella pausa estiva: “Sell in May and go away”, “Vendi a maggio e vai avanti”, recita il detto.

In effetti storicamente l’estate è un momento di minore pressione sui mercati, gli scambi si riducono in volume e molti investitori preferiscono tenersi alla larga dalle Borse. Ma davvero è meglio vendere, monetizzare gli investimenti e tornare sul mercato a ottobre?

Su The Motley Fool, Alex Dumortier ha voluto verificare concretamente le basi di questo principio piuttosto condiviso negli Stati Uniti e in Inghilterra e ha analizzato i risultati di Borsa del passato. Un primo dato è sorprendente: in effetti dal 1950 a oggi la gran parte dei rialzi azionari si concentrano nel periodo da ottobre ad aprile. Quindi vale la saggezza del passato?Dumortier ha voluto vederci a fondo e ha analizzato i dati dal 1926 forniti da Ibbotson Associates (una unità di Morningstar) sui risultati dell’indice S&P 500 e qui i risultati sono ancora più interessanti, prendendo in considerazione non solo il capital gain, ma anche i dividendi e le tasse.

Chi nel corso di quasi un secolo avesse venduto a maggio e acquistato a ottobre avrebbe guadagnato mediamente l’8,4%; facendo l’opposto, cioè acquistando a maggio e vendendo a ottobre, la performance sarebbe stata solo del 5,1%. Ma a sorpresa c’è un comportamento ancora più efficace: acquistare e tenere il proprio pacchetto ha fruttato un rotondo 10%, grazie anche a minori spese in tasse e transazioni e all’incasso dei dividendi.

Qual è il risultato di questo studio, quindi? Che al di là degli effetti stagionali, che pure esistono e non vanno dimenticati, ci sono stretegie di più lungo periodo che possono pagare di più. Su Forbes, Eamonn Fingleton suggerisce per esempio di monetizzare i pacchetti azionari che hanno guadagnato di più e acquistare azioni di società che pagano ricchi dividendi. E magari azioni europee, visto che l’euro è pur sempre la valuta della Germania.

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