
Sergey Kozerev, un ex studente dell’Università di San Pietroburgo noto sul web come ZoOmer, è solo uno dei tanti. Ormai su Internet c’è persino una concorrenza sui prezzi fra gli hacker che vendono dati finanziari riservati come le password di accesso ai conti corrente e altro.
Tom Zeller in una serie di articoli sul New York Times sta in questi giorni mettendo a fuoco una realtà dinamica e pericolosa che, secondo un sondaggio di CyberSource, un provider di pagamenti elettronici e servizi di verifica, ha stimato che l’anno scorso circa 3 miliardi di dollari sarebbero stati frodati on line.
Secondo il pubblico ministero americano che lo ha portato in giudizio il sito shadowcrew avrebbe già causato danni per 2 milioni di euro in circa due anni. I costi dei “servizi” resi dagli hacker non sono neanche elevati: con meno di 100 dollari si possono ottenere gli accessi a conti con migliaia di dollari dentro.
Un altro problema è quello dell’origine di questi maghi del web. I migliori, secondo le autorità federali americane sarebbero russi, come il nostro ZoOmer, o dell’Europa dell’Est. Gli hacker americani sarebbero invece meno bravi, ma utili per risalire ai loro complici. Negli ultimi tre mesi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sarebbero state arrestate più di 21 persone. Di fronte alle cifre in ballo e alla diffusione del fenomeno, si spera che i controlli diventino più efficaci.
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