Chi è il signore nella foto, lo riconoscete? Si tratta di Brian Coulton, il capo economista della agenzia di rating Fitch. Ieri sera un Gianfranco Fini scatenato non ha perso occasione a Ballarò per bersagliare l’esperto intervenuto con battute e commenti. Già prima del suo intervento Fini ha scommesso con Floris “vuoi vedere che il nostro esperto dirà che i conti vanno male?”. Ed effettivamente Coulton spiega che per la prima volta dal 1993 in Italia il debito è cresciuto e che questo potrebbe causare la riduzione del rating per il nostro paese. Cercando di arginare le battute del vice Presidente del Consiglio il conduttore ha chiesto all’ospite “lei è di sinistra?”. La risposta è stata “Noi di Fitch non prendiamo posizioni politiche, valutiamo il rischio paese e la sua credibilità”.
Al di la del siparietto creatosi in trasmissione, da ieri sono in molti a domandarsi: ma Fitch cosa è? E soprattutto come si pone rispetto alle altre agenzie?
La prima cosa da chiarire è che sia Standard and Poor’s, la più famosa forse tra le agenzie di rating, sia Fitch hanno un outlook (cioè una previsione) negativo sul debito italiano. Già dallo scorso dicembre Standard and Poor’s ha fatto sapere che senza una strategia chiara di rientro del debito successivamente alle elezioni di aprile vi sarebbe il rischio di un abbassamento del rating, attualmente a AA-. Da notare che il rating attuale di Fitch è AA, cioè superiore rispetto a quello di Standard and Poor’s. Tali timori sono basati sui dati del Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale il rapporto debito/Pil per l’Italia nel 2006 sarà del 106,8%, con un rialzo rispetto al 106,4% del 2005. Anche nel 2005 si era registrata un incremento, per la prima volta dal 1994.
Cerchiamo ora di capire meglio cosa è il rating.
L’origine del rating si può fare risalire agli inizi del Novecento negli Stati Uniti. In ambito finanziario il rating è definito come un giudizio sulla capacità di un debitore, che può essere un’impresa o Stato, nel far fronte al pagamento del capitale e degli interessi relativi ad una determinata emissione di titoli. Tutto questo senza che ci siano ritardi o cambiamenti nella struttura del debito.
Le principali agenzie di rating sono tre, tutte statunitensi: Moody’s, Standard and Poor’s, Fitch.
Secondo i critici di questo sistema di valutazione esso è in realtà incapace di prevedere le crisi finanziarie (ed a questo proposito vengono citati i casi di Enron e di Parmalat). Inoltre i giudizi sono di fatto derivati da considerazioni politiche e non economiche che rischiano di aggravare la situazione finanziaria dei soggetti coinvolti.
L’Italia ha sperimentato non molti anni fa l’importanza dei giudizi di queste agenzie: nel settembre ‘92, poco dopo la nomina di Giuliano Amato a Presidente del Consiglio, Moody’s retrocesse i Bot italiani facendogli perdere credibilità. In molti ebbero il sospetto che la valutazione fosse politica e non economica: due anni prima, con i conti già dissestati, la stessa agenzia metteva ancora il nostro debito in serie A, poi, con il cambio di Governo, le cose precipitarono.
Cosa accadde poi è scritto nei libri di storia: gli speculatori
internazionali si precipitarono a disfarsi dei Buoni del Tesoro, Ciampi, allora Governatore della Banca di Italia, avviò una serie di rialzi dei tassi di interesse per cercare di frenare la fuga degli investitori. Ogni punto di rialzo dei tassi costava all’Italia 17mila miliardi di lire. Furono 40mila i miliardi spesi prima della resa, che si concretizzo con la svalutazione della lira e l’uscita dallo Sme (e qualche anno dopo l’ingresso dell’Italia nell’euro a quota 1936,27).
La storia insegna due cose: effettivamente i giudizi delle agenzie di rating possono anche non essere obiettivi (del resto se sono dati da persone è normale che nel processo di valutazione venga introdotta un componente discrezionale che tiene conto anche del colore della partito o dei partiti al Governo), ma è molto rischioso ignorarli.
maciste parpadelli
22 ott 2006 - 17:09 - #1Brutta storia. l’Italia si avvicina al rating A- che è la soglia al di sotto della quale la Bce non accetta l’emissione di titoli di stato per le operazioni di rifinanziamento dle debito. E poi, l’Italia ha il secondo peggior rating di Eurolandia, dietro c’è solo la Grecia. Una brutta notizia, credimi. Anche se è una possibilità remota, l’Italia rischia di uscire dall’area Euro