Crisi: un italiano su 3 vive con i genitori, anche a 50 anni!

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Un terzo degli italiani (il 31%) vive con i genitori: ma non si parla di post adolescenti o di giovani fino a 25 o a 30 anni. No! A vivere in famiglia, insieme ai genitori, è un italiano su tre, contando anche gli adulti. Questo quadro sconfortante arriva dal rapporto Coldiretti/Censis “Crisi: vivere insieme, vivere meglio”. Ovviamente fra i giovani tra i 18 e i 29 anni la percentuale è notevolmente maggiore: il 60,7%.

Da un lato in effetti, c’è un segnale positivo della capacità, dimostrata dalla famiglia italiana, di costituire una sorta di paracadute, di “ammortizzatore sociale” privato per tutti quei cittadini, giovani e anche meno giovani, che non sono in grado di mantenersi autonomamente a causa della crisi economica. Il problema è che con l’aggravarsi della crisi questa situazione rischia di peggiorare.In alcuni casi - come sottolinea lo stesso Censis - si tratta di una scelta deliberata e libera, tanto è vero che ben il 42,3% degli italiani vive a meno di trenta minuti di distanza dalla casa della mamma.

È sorprendente che oltre ai giovani vivano con i genitori anche le persone tra i 30 e i 45 anni (il 25,3% coabita, il 42,5% abita nei pressi), e addirittura gli adulti tra i 45 e i 64 anni (l’11,8% coabita, il 58,5% abita in prossimità). Ma la crisi morde, la perdita del posto di lavoro costringe parecchi figli, anche non di primo pelo, a tornare a bussare a casa dei genitori.

La recessione sta cambiando poi le abitudini degli italiani che dedicano più tempo alla cucina e ai pasti consumati in casa, magari con gli amici e i parenti. È un’abitudine prettamente femminile, ma anche gli uomini hanno aumentato le ore passate ai fornelli.

Un campanello d’allarme, invece, arriva per le donne, specie quelle con figli dal rapporto ‘Mamme nella crisi’ di Save the Children: quasi due su tre con più di due figli non hanno un lavoro.

Le interruzioni del lavoro alla nascita di un figlio per costrizione, che erano il 2% nel 2003, sono quadruplicate nel 2009 diventando l’8,7% del totale delle interruzioni di lavoro. E se la crisi ha confermato il triste record italiano sui tassi di inattività, questo vale soprattutto per la componente femminile, in particolare per quella nella fascia più giovane e in piena età feconda (25-34 anni), che ha riguardato il 35,6% delle donne nel 2010 e il 36,4% nel 2011.

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