Fiat: Marchionne batte cassa prima di andare dal governo

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Ancora non è arrivato a Palazzo Chigi e già l’amministratore delegato della Fiat preannuncia la sua strategia e le sue richieste: battere cassa e cercare il sostegno del governo (e quindi del Paese) per un’azienda che altrimenti potrebbe lasciare l’Italia per altri lidi dove l’intervento pubblico è

particolarmente attento alle problematiche dell’industria automobilistica.

Eccole qui le paroline magiche: finanziamenti e agevolazioni fiscali. Qualcuno forse ne dubitava? Il punto non è tanto questo, quanto capire che cosa potrà offrire il presidente del Consiglio Monti (poco, si suppone) e che cosa chiederà concretamente il manager italo-canadese con residenza in Svizzera. Ma che cosa è successo?

Il ministro Corrado Passera, per caso in visita in Brasile, aveva sottolineato che, al contrario di quello che dice e fa Fiat, in Europa ci sono produttori automobilistici che sfornano nuovi modelli e, nonostante la crisi riescono a guadagnare:

«La Fiat dovrà spiegarci perché non riesce a guadagnare in Europa e in Italia, a differenza dei suoi concorrenti. I suoi innegabili successi in Brasile dimostrano che quando si è in sintonia con un Paese i risultati arrivano».

In una nota piccata, Sergio Marchionne ha risposto piccato, con poca galanteria istituzionale, che in sostanza “senza soldi non si canta messa”:

il Governo brasiliano è particolarmente attento alle problematiche dell’industria auto. Sono sicuro che il ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali.

Poi l’ad passa anche a specificare quali e quanti vantaggi ha ottenuto in Brasile, ben conscio che in Italia non è possibile ottenere nulla di simile:

«In particolare per lo stabilimento nello stato di Pernambuco, in corso di costruzione, la Fiat riceverà finanziamenti sino all’85 per cento su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno benefici di natura fiscale, quando sarà avviata la produzione di automobili, per un periodo minimo di 5 anni. Sappiamo bene che, considerando l’attuale quadro normativo europeo, simili condizioni di finanziamento non siano ottenibili nell’ambito dell’Unione Europea».

Ma allora che cosa chiederà Marchionne? Se escludiamo un nuovo piano rottamazione, è plausibile che il manager invochi ulteriori sostegni al reddito, quindi altra cassa integrazione straordinaria per continuare a tenere chiusi gli stabilimenti per buona parte del mese, come è avvenuto negli ultimi tempi. Oppure, come ha lasciato intendere l’ad in qualcuno degli ultimi interventi, una nuova disciplina del lavoro che permetta a Fiat di rendere più flessibile questa voce di costo.

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