Parmalat chiude tre impianti, ma annuncia investimenti

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Parmalat è un’azienda multinazionale o una “mucca da mungere”? Non è facile rispondere a questa domanda, da quando il gruppo francese Lactalis ha rilevato, in tutta tranquillità e senza dover superare la concorrenza di altri pretendenti italiani, l’azienda di Collecchio, quotata in Borsa dopo lo scandalo della gestione Tanzi.

Adesso Lactalis - che in Italia controlla altri marchi come Galbani, Vallelata, Invernizzi, Cademartori - si è impegnata con il governo a investire in Italia una cifra pari a 180 milioni di euro in tre anni. Nel frattempo, però, il gruppo chiuderà tre stabilimenti Parmalat, quelli di Como, Pavia e Genova.A rischio ci sono 123 lavoratori, che non avranno più uno stabilimento dove andare a timbrare il cartellino. Per loro c’è la prospettiva di essere riassorbiti all’interno del gruppo entro due anni. Vanno avanti i contatti fra l’azienda e i sindacati in preparazione dell’incontro del 25 settembre al ministero del Lavoro.

I dipendenti dello stabilimento di Como potrebbero essere spostati alla sede di Albano, vicino a Bergamo, e mentre quelli di Pavia hanno l’opportunità di finire nel vicino impianto Galbani, sempre del gruppo Lactalis. La situazione più complicata è quella dei 63 dipendenti di Genova: solo sei, infatti, potrebbero restare in azienda per occuparsi della Liguria, mentre una ventina potrebbero essere assunti subito da un’azienda di logistica.

E tutti gli altri? Per loro si parla di riconversione professionale perché nell’area dello stabilimento che Parmalat sta per chiudere c’è in programma di aprire un megastore alimentare, dove i dipendenti del gruppo di Collecchio potrebbero trovare una nuova sistemazione. Certo, se per i lavoratori sembra che non si creino situazioni di grave disagio, rimane la questione del tessuto industriale italiano.

I centri produttivi si riducono, dove c’era uno stabilimento viene creato una gigantesco negozio, gli operatori stranieri intervengono in Italia, ma non è chiaro se manterranno i livelli occupazionali e la produzione o se sono interessati solo ai marchi. E il governo che fa? E gli imprenditori italiani dove sono?

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