L’accordo tra la Magiste e la Bpi relativo alla vicenda della quota del 14,1% di Rcs data in pegno all’istituto di credito in cambio di un finanziamento di oltre 700 milioni di euro si fa più vicino. All’orizzonte si profila una soluzione transattiva fra le parti che eviti l’escussione del pegno da parte della Bpi oltre che possibili azioni revocatorie. I dati presentati dagli advisor della società di Ricucci ai rappresentanti della Popolare Italiana in un incontro a Milano fanno allontanare il rischio di fallimento della Magiste. Le parti avanzano quindi verso una soluzione transattiva. Dopo Pasqua avrà luogo un nuovo incontro per avviare la fase conclusiva del negoziato fra le parti, forse già martedì prossimo. Divo Gronchi, l’ad della Popolare, potrà collocare la quota di Magiste d’intesa con il patto di Via Rizzoli. La vendita dovrebbe avvenire in parte con una cessione diretta a soggetti non ostili al sindacato (Benetton e Marzotto i nomi circolati), in parte sul mercato tramite un’obbligazione convertibile. Inoltre la quota sul mercato potrebbe essere, almeno in parte, essere assorbita dalla stessa Rcs con un riacquisto di azioni proprie.
Le ipotesi parlano di una cessione a 4,8 euro, a prezzi superiori a quelli attuali di borsa ma inferiori a quelli cui Bpi aveva concesso il finanziamento a Ricucci, cioè 5 euro (sono già stati fatti accantonamenti per 150 milioni di euro a questo proposito nel bilancio della banca).