Ecco il pensiero del segretario dei DS riguardo tre temi caldi della politica italiana, così come espresso in questa intervista (segui il link per leggere il pezzo integrale):
Lei aveva spiegato che al successo dell’Ulivo avrebbe corrisposto l’accelerazione sul Partito democratico. Il 31% alla Camera consente questo traguardo?«Il successo dell’Ulivo ha trainato il successo elettorale dell’intero centrosinistra. L’Ulivo conferma di essere in grado di raccogliere il voto di un terzo del corpo elettorale e di due terzi di quello degli elettori del centrosinistra. Adesso bisogna accelerare il processo politico e dare alla maggioranza di centrosinistra coesione e solidità attraverso la nascita di una vera e grande forza democratica che abbia ampiezza di consensi e solidità di radici sociali. Bisogna trasformare l’Ulivo in un forte soggetto politico. Il cammino di questi 10 anni ha bisogno di trovare sbocco in quel partito democratico e riformista di cui l’Italia ha bisogno».
E quando dovrebbe nascere, secondo lei?
Penso che all’indomani della formazione del governo dovremmo mettere in atto il progetto di costruzione di un nuova grande forza politica che possa dare rappresentanza al riformismo italiano. E per tutto questo è evidente il ruolo e la funzione centrale dei Ds».
Ci sono scadenze istituzionali immediate a cui far fronte: presidenze delle Camere ed elezione del nuovo Capo dello Stato. Quale metodo seguirete per dipanare la matassa?
«Una regola di tutte le democrazie, dove vige l’alternanza bipolare, vuole che i presidenti delle camere vengano espressi dalla maggioranza che vince le elezioni. I presidenti delle Camere non sono notai, sono figure politiche che assolvono un ruolo politico. Quello che hanno esercitato Pera e Casini per la vicenda della legge elettorale. Se ci fosse stata una diversa conduzione dell’Aula, ad esempio, quella brutte norme non sarebbero state varate. Nel ‘94 il centrodestra, che non aveva la maggioranza al Senato, si battè in tutti i modi per eleggere Scognamiglio».
Quindi?
«Quindi non si capisce perché il centrosinistra dovrebbe seguire una regola diversa. Presidenze di Camera e Senato, quindi, in partenza devono essere espressione della maggioranza di governo, salvo che intervengano valutazioni e accordi diversi di qui al 28 di aprile, quando si insedierà il nuovo Parlamento. Tuttavia, se le cose stanno come oggi, non credo che il centrosinistra possa cambiare opinione».
Discorso che vale anche per il Capo dello Stato?«No, da sempre in Italia il presidente della Repubblica è stato eletto con un consenso più ampio di quello della maggioranza di governo. Non solo, per Cossiga e Ciampi si adottò il metodo di un’intesa preventiva che portò a una scelta largamente condivisa. Io penso che questo debba valere anche questa volta, e che il Presidente della Repubblica possa essere scelto sulla base di un’intesa larga tra le principali forze politiche, rafforzando così ancora di più il profilo del Capo dello Stato come rappresentante dell’Unità nazionale e garante della stabilità delle istituzioni».